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Padova, 9 gen – Non pago di aver sfasciato l’ufficio postale di Piove di Sacco provocando decine di migliaia di euro di danni perché non gli era stato accreditato il denaro del reddito di cittadinanza, il marocchino 40enne protagonista del fatto di cronaca di due giorni fa è ritornato nuovamente sotto i riflettori per un’altra “prodezza”.



Nonostante l’entità dei danni, pur avendo messo a rischio l’incolumità delle persone presenti nell’ufficio al momento, il 40enne senza fissa dimora era stato raggiunto da una semplice denuncia a piede libero per danneggiamento e interruzione di pubblico servizio. “Ho cercato di calmarlo ma non c’è stato nulla da fare. Ho chiamato i carabinieri ma nel tempo che hanno impiegato ad arrivare questa persona ha distrutto tutto”, aveva spiegato il direttore dell’ufficio Alberto Biasiolo. “Altre volte è capitato che delle persone non trovassero il denaro che aspettavano sulla carta del reddito, ma non era ancora successa una cosa simile”, aggiunge Biasiolo. “Normalmente diciamo di rivolgersi all’Inps, come in questo caso. Per fortuna nessuno è rimasto ferito, spero che la cliente colpita da attacco di panico si sia ripresa”, conclude.

Quand’ecco che nella giornata di ieri il proprietario di una casa sfitta in via Alessio Valerio si è accorto che nell’abitazione qualcuno aveva acceso le luci. I carabinieri, accorsi sul posto dopo la chiamata del padrone di casa, hanno trovato proprio il marocchino colpevole della devastazione all’ufficio postale, comodamente (e abusivamente) sistemato. Dopo aver rotto il vetro di una finestra, il magrebino si era trasferito nell’abitazione, allacciandosi abusivamente alla rete elettrica. Pare che l’occupazione della casa risalisse ad alcuni giorni prima dell’attacco alle Poste e che l’uomo vi si fosse installato in pianta stabile. I carabinieri hanno quindi accompagnato lo straniero negli uffici della caserma: per lui altre denunce, stavolta per danneggiamento, invasione di terreni e furto di energia. Sarà la volta buona che qualcuno lo arresti?

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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