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OnuRoma, 26 gen – I responsabili del disastro battono cassa: stavolta, dicono, hanno un piano, alla modica cifra di 691 milioni di dollari. Tanto costa, infatti, il finanziamento della «nuova strategia per rispondere alla situazione dei rifugiati e migranti in Europa nel corso del 2017» approntata dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), insieme all’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e ad altri 72 partner. Si chiama Regional refugee and migrant response plan, ovvero Piano regionale di risposta alla crisi di rifugiati e migranti. Si tratta di una strategia per evitare le partenze, per colpire un sistema che impone agli uni di lasciare le terre d’origine e agli altri di veder invase le proprie? Macché. La priorità di questi benefattori è ovviamente quella di «completare e rafforzare gli sforzi dei governi per garantire l’accesso sicuro all’asilo e la protezione di rifugiati e migranti». Insomma: dobbiamo organizzarci per farci invadere meglio. «Negli ultimi due anni la risposta dell’Europa all’arrivo di oltre 1,3 milioni di rifugiati e migranti sul suo territorio ha dovuto fare i conti con diverse sfide, tra cui quella sulla protezione di rifugiati e migranti.



Questo Piano rappresenta uno strumento operativo che giocherà un ruolo chiave nell’assicurare operazioni più efficienti e una risposta più coordinata nell’arco di tutto il 2017», ha dichiarato Vincent Cochetel, direttore per l’Europa dell’Unhcr. E Leonard Doyle, portavoce dell’Oim, ha aggiunto: «Siamo preoccupati in particolare per la vulnerabilità e per i bisogni dei minori, delle donne e delle ragazze e tale iniziativa rappresenta esattamente la risposta di cui c’è bisogno». Il documento, leggiamo sul sito dell’Unhcr, «sottolinea la necessità di soluzioni a lungo termine per rifugiati e migranti, fra cui uno schema efficace di ridistribuzione, il sostegno ai rimpatri volontari e il rafforzamento di canali legali alternativi ai viaggi pericolosi, quali il reinsediamento e il ricongiungimento familiare». In pratica dobbiamo andarli a prendere noi, e caricarci anche mogli, figli, zii e nipoti. Leggiamo ancora: «Particolare enfasi è posta sui bisogni specifici di donne e minori rifugiati e migranti. Il piano include progetti pilota per una risposta più efficace ai bisogni dei minori non accompagnati e separati presenti in Europa, di fronte agli oltre 25.000 che sono arrivati in Italia via mare solo nel 2016. Il piano prevede, inoltre, di rafforzare le misure finalizzate a individuare e sostenere le vittime di violenza sessuale e di genere». Non illudetevi: quest’ultimo punto non ha a che fare con casi come quello del Capodanno di Colonia. Quelle, di violenze sessuali e di genere, sono considerate danni collaterali nella creazione del mondo nuovo.

Ancora: «Considerata la necessità di far fronte non solo ai bisogni di una popolazione principalmente stanziale, ma anche a quelli di coloro che continueranno a transitare irregolarmente in Europa, il piano contempla un’area geografica d’intervento molto ampia che copre Turchia, Balcani occidentali, Europa meridionale, centrale, occidentale e settentrionale. Il piano richiede un finanziamento complessivo di circa 691 milioni di dollari, con una popolazione interessata che potrebbe arrivare fino a 340.000 persone, secondo i trend degli arrivi precedenti e il numero di persone presenti nei Paesi che riceveranno sostegno attraverso questo Piano». Solo 691 milioni per farci sostituire come popolo. Pensavate forse di dovervi estinguere gratis?

Adriano Scianca

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7 Commenti

  1. Ma non si poteva fare alla vecchia maniera? Rastrellamenti e plotone di esecuzione, e via dentro gli immigrati? Più veloce, meno costoso e anche più “figo” e onesto, invece di dover essere spettatore del continuo degrado e degenerazione fino a quando non ci si riconosce più in quello che era la Nazione e il suo popolo, la sua storia e cultura, completamente staccato da chi vi era prima di noi e da chi vi sarà dopo. Una soluzione certamente più umana

  2. la parola chiave è “DOPO”…

    sia che arrivino in cento come in un milione..dopo,in un Paese destinato ad andare sempre peggio economicamente…

    dopo

    che lavoro serio ed onesto nonchè pagato regolarmente potranno mai trovare questi signori,non solo da noi,ma anche in quei Paesi
    come la Germania ormai già saturati da oltre UN MILIONE di persone da poco arrivate ?

  3. bisogna agire, fare qualcosa… forse è gia tardi ma se non facciamo qualcosa presto sarà tutto perduto, dobbiamo anche noi scendere in piazza come i fancazzisti rossi e protestare , a costo di prendere permessi dal lavoro, visto che noi al contrario di loro lavoriamo ma se non ci facciamo sentire tutti insieme sembra che non esistiamo e i nostri figli saranno debellati e sostituiti, ormai è sotto gli occhi di tutti ma noi non ci facciamo sentire, non prendiamo visibilità e presto sarà finita

  4. L’ideologia dei sostenitori di questo progetto di travaso e di confusione di popoli è la globalizzazione (o globalismo o mondialismo o mondializzazione che dir si voglia), che mira all’azzeramento dei confini nazionali.
    È un’ideologia caleidoscopica che trova concordi i cristiani (“siamo tutti figli di dio”); i massoni (“vogliamo un governo illuminato mondiale”); gli orfani del comunismo internazionalista (“malpagati e senza lavoro di tutto il mondo extraeuropeo unitevi, e andate in Europa”); i banchieri, i finanzieri gli affaristi con portafoglio multinazionale (“è ingiusto e immorale limitare i confini dei profitti”); i fautori di un’Europa senza patrie, assetati ancora di spazio. Vi sono poi i membri di comunità nomadi e cosmopolite per le quali il superamento dei confini nazionali fa parte della propria identità storica. Esse avversano i patriottismi altrui, mentre hanno elevato il proprio nazionalismo a dogma religioso.
    La rivista “The Economist”, dietro i cui articoli non firmati agiscono i propagandisti provenienti dai ranghi di piu’ di uno dei gruppi appena menzionati, porta avanti da anni, con ardore, il discorso pro-globalista. La rivista fu creata con questo esplicito intento: attuare una sorta di governo mondiale dominato dalla logica dell’economia e della finanza. Il nemico di tutti questi, insomma, è la “nazione”. Ai poteri forti già menzionati occorre aggiungere gli americani, sostenitori di una globalizzazione condotta all’insegna della supremazia della nazione statunitense sul resto del mondo.

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