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GoroRoma, 26 ott – A Goro e Gorino non ci sono residence di lusso, borghi medievali e vip. Solo gente “normale”, lavoratori, pescatori. Sarà per questo che il loro “egoismo” risulta un po’ più indigesto. Quando furono i radical chic di Capalbio ad opporsi all’arrivo di potenziali rifugiati qualche mese fa, nessun prefetto invitò gli abitanti ad emigrare in Ungheria, mentre quotidiani come L’Avvenire si guardarono bene dal definire “rivoltante” l’opposizione all’accoglienza dei poveri migranti. Istintivamente si potrebbe pensare di trovarsi di fronte al più classico caso del “due pesi e due misure”. Ma sarebbe un ragionamento sbagliato e irrispettoso. Il Principe di Capalbio, Nicola Caracciolo, nobile e ambientalista, in una intervista rilasciata al Corriere qualche mese fa lo spiegò chiaramente. “Bisogna essere prudenti, comprendere i problemi del territorio e capire che ci sono territori un po’ speciali”. Ancora più chiaro del principe fu il primo cittadino di Capalbio, Luigi Bellumori, che senza la raffinatezza dovuta al nobile retaggio disse senza mezzi termini che “bisogna accogliere, per carità. Ma queste so’ ville. E di gran lusso. Con giardino. Finemente arredate. Nel centro storico”. Roba che mica si può concedere a 50 rifugiati straccioni. 

GoroA Goro e Gorino non ci sono le belle spiagge della bassa Toscana e nemmeno le ville “di gran lusso finemente arredate”. “Qui non c’è niente. Niente per noi, che ci siamo nati: figurarsi gli altri”, hanno spiegato gli autori delle famigerate “barricate xenofobe”, beccandosi la reprimenda di Ezio Mauro su Repubblica: “Quella frase dimostra che dall’egoismo del niente può nascere una vera e propria guerra per il nulla in cui viviamo. Che ci angoscia, ma che non vogliamo dividere con nessuno”. Si deplora l’egoismo del nulla, come se questo valesse meno dell’egoismo di chi ha qualcosa, magari molto.Goro 

Il caso di Capalbio fu emblematico. Fra abitanti e villeggianti si diffuse il panico: ristoratori e operatori turistici temevano un calo delle prenotazioni. Il sindaco vicino al Pd fece richiesta di accesso agli atti del Ministero dell’Interno. E aggiunse: “Per un cittadino di Capalbio ho 31,28 euro l’anno da destinare allo stato sociale. A un poveraccio sfrattato non posso pagargli una stanza. E per queste persone, dallo status da accertare, se ne spenderanno 33,50 al giorno”. Ragionamento condivisibile, se non fosse che il “prima gli italiani” sia considerato nell’area politica del primo cittadino uno slogan razzista e impronunciabile. Il docente di storia e autore Rai Mauro Canali, che abita nel comprensorio, scoprì in quel momento che alcune delle coop interessate erano finite in varie inchieste: accade sistematicamente in tutto il circuito della cosiddetta “accoglienza”, ma se ne accorsero solo quando gli immigrati arrivarono a Capalbio. Qualche voce, all’epoca, denunciò l’ipocrisia dei radical chic, ma nessun prefetto invitò i residenti a emigrare in Ungheria. A quanto pare in questo mondo rovesciato l’egoismo dei poveri – se veramente di egoismo si tratta – è peggiore di quello dei ricchi.

Davide Romano e Roberto Derta

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