Roma, 25 dic — Povero tacchino, hai perduto la dignità. Viene da pensarlo (rifacendo il verso a un noto tormentone che parlava invece di gabbiani) leggendo il tweet del consigliere indipendente del Cda della Rai, Riccardo Laganà, che ha voluto rovinare a tutti l’atmosfera natalizia denunciando il grave «vilipendio di pennuto» a cui è viene sottoposto il tacchino ripieno servito dalla mensa della Rai.

Il tacchino medievale

Servito nella maniera tradizionale, cioè in bellavista con verdure di contorno e le due classiche, graziose guarnizioni di carta sull’osso della coscia, il tacchino aziendale ha colpito la sensibilità del consigliere vegano, noto soprattutto per le sue battaglie social in difesa dei cinghiali cittadini e dei polli ruspanti. «Rai di Saxa Rubra si torna al medioevo nel nome del rispetto di sedicenti ‘tradizioni’. Il dileggio di un corpo che voleva vivere crea disagio e offende sempre più persone. Nel 2023 occorre rispetto per gli animali, ambiente e le sensibilità di chi non mangia animali», ha twittato.

Vietato tutto

Insomma, gli eco-talebani non potendo (per ora) vietare il consumo di carne, vorrebbero normare il modo in cui viene presentata in tavola, con la scusa del vilipendio di cadavere finora riservato agli umani. D’ora in poi state attenti a come infornate le cosce di pollo, non sia mai che il Laganà di turno ne risulti offeso. Immancabile anche il riferimento denigratorio al Medioevo, fucina originaria di ogni barbarie umana secondo la vulgata liberal-progressista . E’ la chiusura comoda delle discussioni che i populisti a tinte rosse non sono in grado di argomentare (quasi tutte): «Medioevo», al pari di «scappano dalla guerra», «ci pagheranno le pensioni» e «a te cosa toglie» è la parola magica che fa calare il sipario su qualsiasi forma di ragionamento intelligente.

Verrebbe, visto che siamo in tema, da chiederlo proprio a Laganà: «ma a te cosa toglie» se alla Rai servono il tacchino? Qualcuno ti obbliga a mangiarlo? No, ma quanto godrebbero, la polizei green innamorata del «vietato tutto», se non fosse più «consentito» fare ciò che li indispettisce personalmente.

 

Cristina Gauri

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