Roma, 24 ott – Da Van Gogh a Monet, gli “attivisti per il clima” tornano a colpire con un gesto tanto idiota quanto a rischio emulazione, da parte di analoghi idioti, si intende. Così, dopo la salsa di pomodoro gettata su “I Girasoli”, capolavoro dell’impressionismo esposto alla National Gallery di Londra, è stato imbrattato un olio di Claude Monet al Museo Barberini di Postdam, in Germania. Dal pomodoro alle patate insomma, con due ambientalisti di Last Generation che stavolta hanno lanciato del purè. Fiero dello sfregio compiuto, il gruppo ha poi pubblicato su Twitter il video dell’attacco a “Il Pagliaio”, splendida opera dell’impressionista francese, chiedendo ai politici di adottare misure efficaci per contrastare il cambiamento climatico. L’entità del danno al capolavoro di Monet deve essere ancora valutata, quel che è certo è anche in questo caso gli imbrattatori hanno avuto gioco facile perché il quadro non è protetto da vetri. Hanno così scavalcato un cordone, posto a trenta centimetri da terra, e compiuto facilmente l’atto vandalico.

Dai Black lives matter ai gretini contro Monet: fugace idiozia

Dall’abbattimento delle statue firmato Black Lives Matter, siamo passati all’imbrattamento dei quadri da parte dei gretini. Pur essendo entrambi atti deprecabili, in una gara a chi compie il gesto più stupido, il principio che li anima è in qualche modo diverso. Da una parte si è voluta imprimere una fugace accelerata alla cultura della cancellazione, dall’altra si finisce nel mero esibizionismo, utile secondo i vandali del caso ad attirare l’attenzione su un determinato problema globale da loro denunciato. Non ci considerano abbastanza? Allora facciamola grossa, così non possono ignorarci. Il ragionamento di fondo è tutto qua.

La conseguenza è altrettanto chiara: anche i più sensibili al problema denunciato, finiscono comprensibilmente per considerare questi atti del tutto sbagliati. Gli autori si beccano quindi soltanto insulti. Alla base, d’altronde, c’è la stoltizia dettata da ignoranza che produce unicamente distruzione. E’ il vizio del ribellismo estemporaneo, incapace di plasmare nuove visioni, dunque di inventare, produrre, generare. Imbrattare un capolavoro non è uno schizzo “impressionista”, come preteso dai gretini, è esattamente il contrario. E’ oscurantismo becero, di chi è stato sin troppo coccolato, utilizzato come utile idiota da sbandierare all’occorrenza. E ora scalpita per farsi notare.

Eugenio Palazzini

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