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Roma, 15 gen – Il 9 gennaio scorso, nell’assoluto silenzio delle testate italiane, è uscita una scottante inchiesta del Guardian, firmata da quella che fino a ieri era delle fonti privilegiate dei giornalisti e delle trasmissioni televisive pro-immigrazione del nostro Paese, Sally Hayden, salita a dicembre a bordo della nave Alan Kurdi della Ong tedesca, Sea-Eye. L’inchiesta riguarda le attività dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) in Libia. Secondo quanto riportato dalla Hayden, gli immigrati hanno accusato Unhcr di averli spinti in mare: “Dozzine di donne incinte e bambini sono stati costretti a pericolose attraversate del Mediterraneo per sfuggire al centro sovraffollato della Libia” gestito appunto dall’agenzia.

Immigrati spinti tra le braccia dei trafficanti

Grazie a diverse testimonianze degli immigrati arrivati nell’ultimo mese in Italia, emerge che decine di persone siano state messe sotto pressione dagli operatori per lasciare il centro accoglienza di Unhcr a Tripoli. Quindi, questi immigrati sono stati spinti nella tela dei pericolosi trafficanti, proprio durante una delle più violente escalation di guerra civile in Libia. Un somalo intervistato dalla Hayden ha affermato: “Perché Unhcr non aiuta le persone?” riportando che nel centro accoglienza delle Nazioni Unite possono rimanere solo i malati più gravi, mentre gli altri immigrati che “possono correre e camminare, pure i bambini e quelli con la tubercolosi” sono esortati a lasciare quel luogo perché sovraffollato.

Il gruppo di immigrati, trasbordato a dicembre sulla nave Ocean Viking, di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere, ha affermato di aver accettato dall’Agenzia delle Nazioni Unite un “pacchetto di assistenza”, un corrispettivo in denaro offerto per sostenere le persone non accolte dal centro di Tripoli. Lo scorso 9 gennaio, peraltro, due immigrati eritrei, registrati nello stesso centro di Unhcr a Tripoli, ma respinti dopo aver ricevuto il “pacchetto di assistenza”, sono stati uccisi durante una sparatoria all’interno dell’alloggio in cui vivevano.

Il centro Unhcr al collasso per il sovraffollamento

Il centro di accoglienza di Unhcr è stato aperto nel dicembre 2018 come “alternativa alla detenzione” nei centri governativi libici. Ora sarebbe al collasso a causa del sovraffollamento. Non si capisce il motivo della mancata apertura di altri centri in Libia, visti i ricchi finanziamenti ricevuti dall’Agenzia delle Nazioni Unite, provenienti anche dall’Unione Europea. Nonostante i continui appelli dei dirigenti Onu contro i centri di detenzione governativi, dove avverrebbero le “inimmaginabili torture contro i migranti” (ancora oggi non compravate da reali evidenze sebbene gli operatori siano presenti), Unhcr non ha ancora sviluppato una vera pianificazione umanitaria a favore delle persone arrivate in Libia, che le protegga dalla recrudescenza della guerra civile e dall’altrettanto sanguinario business dei trafficanti di esseri umani.

Unhcr e i falsi certificati

Un’altra inchiesta sempre riguardante l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, questa volta del tedesco Stern è passata sottotraccia in Italia. I dipendenti di Unhcr, operativi in Africa orientale, avrebbero emesso documenti contraffatti per un “programma di reinsediamento” in Occidente dei rifugiati del Corno d’Africa, in cambio di 2.500 dollari a pratica. Il “programma di reinsediamento” era destinato ai migranti particolarmente bisognosi di protezione in un Paese sicuro, perché gravemente malati o realmente perseguitati. Secondo quanto riferito dallo Stern, nella capitale ugandese, Kampala, sarebbe stato creato un vero mercato, grazie ad una rete di intermediari esperti in traffici illegali. Come riportato da diversi testimoni, alcuni dipendenti dell’Unhcr procuravano falsi certificati medici ai migranti dietro pagamento di una somma prestabilita. Pertanto, anche i medici sarebbero stati coinvolti nella frode.

Non solo: ad un numero imprecisato di veri rifugiati sarebbero state rubate le identità, e i conseguenti accessi al “programma di reinsediamento”, per essere rivenduti alle persone che non ne avevano diritto.

Il quartier generale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati a Ginevra ha confermato allo Stern i problemi di corruzione in Uganda e Kenya. “L’integrità del programma di reinsediamento è una priorità assoluta”, ha affermato un portavoce dell’Unhcr, descrivendo le nuove pratiche utilizzate nella gestione dei centri raccolta in Africa, che prevede la schedatura tramite impronte digitali e fotografie dei migranti. Tuttavia, come riporta la testata tedesca, la procedura si applica solo ai rifugiati appena registrati, e non verrà applicata con retroattività.

Unhcr non è nuova a questo tipo di scandali. Nel 2001, nove persone sono state citate in giudizio in Kenya per aver raccolto milioni di dollari in tangenti. Un caso simile è stato portato alla luce anche nella sede dell’Agenzia di Kakuma, in Kenya nel 2017, e The new Humanitarian ha recentemente riferito di casi di corruzione in Sudan. Insomma, il quadretto descritto delle attività di Unhcr in Africa è allarmante, ancora di più considerando che le Nazioni Unite sono finanziate anche dallo Stato italiano, a cui hanno fatto più volte la morale in merito agli immigrati e ai loro diritti umani violati, minacciando pure l’invio di ispettori.

Francesca Totolo

6 Commenti

  1. Ricordo male io o la cara sig.ra (minuscolo voluto) Boldrini da giovane (i.e. prima di venire a pontificare nella nostra Patria) faceva parte dell’Agenzia di cui trattasi nell’articolo?
    Ricordo male io o le truppe della UNMIBH – prima dell’intervento della IFOR – furono ‘chiaccheratissime’ (anche per azioni particolarmente laide)?

    • Laura Boldrini si è laureata nel 1985 e solo quattro anni dopo (di sicuro perché particolarmente intelligente) entra a lavorare presso la FAO, agenzia ONU; successivamente, nel 1993, quindi, a soli otto anni dalla laurea, viene inviata come addetta-stampa della FAO, in diversi Paesi del mondo come Jugoslavia, Afghanistan, Tagikistan, Iraq e anche in Africa (Mozambico) e nelle cosiddette “zone calde” del Caucaso, appunto, tutte zone di conflitti. Immediatamente dopo – che carriera fulminante! – nel 1998, entra a lavorare presso la UNHCR dove rimarrà sino al 2012. Finito qui? Certamente no: l’anno successivo, infatti, entra come deputata al Parlamento italiano e a sorpresa! (proprio come riportato da Wikipedia: “a sorpresa”) – diventa subito Presidente della Camera. Laura Boldrini, che è – ma non ci sarebbe bisogno di sottolinearlo – una donna molto-molto-molto intelligente, è anche scrittrice, ha ricevuto numerose attestazioni di merito (è addirittura “Cavaliere della Repubblica”) ed è stata persino eletta “donna dell’anno” nel 2009, dalla rivista Famiglia Cristiana. Pensate un po’.

      Tempo fa, il giornalista Carlo Cambi, marchigiano d’adozione, disse, durante un’intervista radiofonica della quale ricordo benissimo, di aver iniziato delle indagini, anche se a livello del tutto informale, proprio sulla straordinaria carriera della signora in questione. Poi, non si sa se abbia proseguito. Ma certe persone, forse, è bene cercare di non sfiorarle nemmeno con il pensiero…

      https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/lo-strano-intreccio-tra-lex-della-boldrini-le-ong-scafiste-e-le-trame-contro-leritrea-79926/

  2. Brava! La porcata è evidente e meriterebbe di essere esposta in tutte le piazze delle maggiori città italiane dove figli “bene” chiedono soldi per Unhcr…,, spesso con arroganza e senza vergogna, tanto meno dubbi.

    • Gentile Sig. Crociato,
      per me e’ dura dire di ‘no’ alle ‘bambine’ (data la mia eta’ tali sono quasi sempre) che – con il grembiulino azzurro dello UNHCR – chiedono sorridendo soldini all’uscita dei grandi magazzini… mi fanno tenerezza… poi penso che sono solo delle povere vittime di un sistema (Moloch) ben piu’ grande di loro, che si approfitta barbaramente dei loro idealismi giovanili e che le spedisce in prima linea, giocando sui sentimenti dei passanti… cosi’ – senza cuore – tiro dritto con la mano sul portafoglio…

      In queste enormi organizzazioni piramidali e globalizzate, il ‘rullo di rinvio’ (i.e. l’ultima ruota del carro (armato)) e’ (quasi) sempre incolpevole strumento di una propaganda becera e subdola (ancor piu’ considerando le grasse prebende versate annualmente dalle singole Nazioni alle UN)…

      Aggiungo (e chiudo) affermando che, ogni qual volta ho avuto a che fare con rappresentanti apicali delle UN, non ne ho mai riportato un’impressione positiva (di efficienza e di efficacia)… molti soldi, molto fumo e poco arrosto…

      La ringrazio per l’attenzione e Le auguro un buon pomeriggio

      • Certamente… però dietro “i bambini e le bambine” ci sono dei genitori militanti! Che preparano altri militanti… Di questo passo non li fermiamo più.
        Il cuore porta a smascherare politiche virali. Nei dovuti modi, ovviamente.
        Un particolare saluto.

        • Concordo pienamente, Sig. Crociato!
          Forse (forse!) i genitori cui Lei giustamente accenna potremmo fermarli inviandoli in ‘vacanza’ a Kaechon… i loro figli, invece, semplicemente a SCUOLA, perche’ la’ imparino a ragionare con la propria testa…
          Questo nel mio mondo ideale…
          A Lei un caro saluto e… sursum corda!
          CvC

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