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negriRoma, 15 apr – 24090. Questo è il numero degli immigrati sbarcati sulle nostre coste dal primo gennaio al 14 aprile secondo i dati ufficiali pubblicati dal Viminale.
Il numero è allarmante considerando il periodo dell’anno non proprio favorevole climaticamente al via vai di barconi nel Mediterraneo; il Ministero dell’Interno infatti comunica che si sta assistendo ad un aumento del 25% degli arrivi rispetto all’anno precedente.



L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni fa sapere che solamente da martedì scorso sono arrivate sulle coste italiane più di 5mila immigrati, dato confermato anche dal Consiglio Italiano per i Rifiguati che in una nota pubblicata l’11 aprile riportava l’arrivo di circa 19mila persone sempre a partire dal gennaio di quest’anno.

Il motivo di questa ondata che fa presagire una lunga estate di sbarchi è la chiusura della rotta balcanica, grazie ai tanto vituperati “muri” eretti da vari paesi dell’area e che presto vedranno aggiungersene un altro a ridosso dei nostri confini, quello attualmente in costruzione al confine con l’Austria presso il Brennero. In quest’ottica si capisce perché il governo austriaco stia costruendo a tempo di record questa nuova barriera che servirà a discriminare gli immigrati che avranno il diritto di ottenere lo status di profugo da quelli considerati, con un eufemismo, “migranti economici”. Questa settimana in particolare gli sbarchi sono stati per la quasi totalità sulle coste italiane, vedendo l’arrivo di soli 174 immigrati in Grecia.

Ma chi sta realmente arrivando sulle nostre coste? Sempre secondo i dati del Viminale il primo posto spetta ai nigeriani (3.443), seguiti dagli immigranti provenienti da Gambia (2.363), Somalia (2.018), Guinea, Costa d’Avorio, Senegal. Come si può notare la maggior parte di queste persone proviene da Paesi dove non esiste nessuna guerra, e quindi non potrà godere dello status di “profugo”, ma questa non è di certo una novità dell’ultim’ora.

Dal punto di vista dell’accoglienza la maggior fetta di immigrati trova ospitalità presso la regione Lombardia con il 13% del totale, seguita dalla Sicilia col 12, e poi da Piemonte, Veneto, Lazio e Campania con l’8%.

Vittorio Sasso

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