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Bologna, 9 feb – In preda ad una furia bestiale ha massacrato di botte un agente di polizia con calci e pugni, fino a spezzargli una vertebra: per questo un immigrato di origine guineana è stato arrestato sabato sera a Bologna. Ma per poco: il giudice che si occupava del caso ha deciso di rimetterlo in libertà seppur con obbligo di dimora e di firma. Ancora storie di violenza e degrado legate all’immigrazione, quindi. A pagarne sempre più lo scotto sono i semplici cittadini e le forze dell’ordine chiamate a difenderli.

L’immigrato africano spezza la vertebra all’agente

Secondo quanto riportato dal Corriere I fatti si sono svolti durante la serata di sabato nel capoluogo emiliano, in via Boldrini (nomen omen). Alcuni cittadini avevano segnalato la presenza dell’immigrato, un 35enne originario della Guinea già gravato da precedenti, in stato di ubriachezza molesta. L’uomo, completamente in balia dei fumi dell’alcol, disturbava i passanti rivolgendosi ad essi con atteggiamento minaccioso. Quando gli agenti sono intervenuti e gli si sono avvicinati, la sua reazione è stata violentissima. In un’escalation di furia cieca e incontenibile l’immigrato ha preso a tirare calci e pugni agli agenti, arrivando a spezzare una vertebra ad un poliziotto. La prognosi è di 35 giorni.

Furia incontenibile

Solo grazie all’intervento di un’altra pattuglia è stato possibile bloccare il 35enne. Ma una volta fatto salire sull’auto di servizio, lo straniero ha preso nuovamente a dimenarsi arrivando a frantumare a calci uno dei finestrini del veicolo.  Così è stato arrestato con l’accusa di lesioni finalizzate alla resistenza e danneggiamento aggravato. Nonostante la vertebra spezzata all’agente e l’automezzo distrutto, il giudice ha ritenuto opportuno rimettere in libertà l’immigrato. Per il 35enne guineano solo obbligo di dimora a San Pietro in Casale e obbligo quotidiano di firma.

Solidarietà dal Viminale

Sulla vicenda è intervenuto il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, che ha espresso solidarietà al poliziotto ferito: «Ringrazio ancora una volta le donne e gli uomini delle forze di polizia che operano quotidianamente con grande sacrificio e senso del dovere, mettendo a repentaglio la loro incolumità per garantire e tutelare la sicurezza dei cittadini e delle nostre città». Una sicurezza che andrebbe tutelata chiudendo le frontiere e impedendo l’arrivo di orde di malviventi dal Terzo mondo. Cosa di cui, puntualmente, il Viminale si «scorda» quando assegna un porto sicuro alla Ong di turno carica di clandestini.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. Che schifo! Visto che la “forza” pubblica è inerme e certa magistratura é connivenze, xovremo difenderci da soli?

  2. Ma mai capita a un giudice o a un politico super aperturista o a un suo parente stretto qualcosa del genere? Scommettiamo che in tal caso in un quarto d’ora si condanna l’imputato al massimo della pena e tutte le attenuanti si vanno a benedire, oppure nel caso del politico scatta immediatamente un’interrogazione parlamentare, o se addirittura fosse un ministro che purtroppo ha la scorta, immediatamente un disegno di legge per risolvere il problema. Nel caso capitasse prometto che farò un brindisi.

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