Roma, 30 giu – Il nuovo dato segnalato dall’Istat mostra come per il mese di maggio si sia registrato nel mondo del lavoro un calo degli occupati, 49 mila in meno rispetto ad aprile (-0,2%), in particolare il peso maggiore per la diminuzione del numero degli occupati lo si ritrova tra i dipendenti fissi e le persone in una fascia di età tra i 25 e i 49 anni. A quasi metà 2022 lo scenario che si delinea è quello di una diminuzione progressiva degli occupati e un aumento degli inattivi, mentre il tasso di disoccupazione rimane sostanzialmente invariato intorno all’8,2% con una forte incidenza tra i giovani (20,5%), il tasso di occupazione cala al 59%. L’Istat lo segnala: “a maggio 2022 il numero di occupati scende sotto i 23 milioni, per effetto della diminuzione dei dipendenti permanenti”

Aumentano i dipendenti a termine

Uno dei dati più significativi è la registrazione di un nuovo record dei dipendenti a termine, oltre 3 milioni a maggio dell’anno corrente (il valore più alto dal 1977). Con una crescita di 14 mila unità rispetto ad aprile (+0,5%) e di 258 mila rispetto all’anno precedente questi lavoratori rappresentano oltre metà dell’aumento tendenziale dell’occupazione e crescono dell’8,8%, un ritmo oltre dieci volte superiore a quello degli occupati permanenti. Inoltre, il tasso di inattività sale al 34,8% (+0,2%), aumentando di circa 48 mila unità e coinvolgendo prevalentemente gli uomini tra i 25 e i 34 anni.

Mondo del lavoro fondato su sfruttamento e precariato

La lettura di questi dati mostra come l’occupazione salga per i dipendenti a termine e gli ultracinquantenni, a dimostrazione di un sistema vecchio e incentrato sullo sfruttamento e sul precariato, d’altra parte, aumentano gli inattivi tra i giovani e diminuiscono sempre di più gli occupati permanenti. La tendenza che osserviamo è quella di avere sempre di più un mondo del lavoro liquido e sradicato, dove le grandi multinazionali fanno da padroni, e sempre meno volontà di agire sul lungo periodo, sulle generazioni future.

Andrea Grieco

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