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Roma, 2 lug – Non spetterà alcun risarcimento alle famiglie dei medici di base e dei farmacisti morti a causa del coronavirus. Le assicurazioni, infatti, non classificano l’infezione come infortunio sul lavoro, diversamente da quanto accade per i colleghi della sanità pubblica o privata che sono invece coperti da Inail. I medici di famiglia e gli infermieri che hanno avuto la sfortuna di contrarre il coronavirus durante lo svolgimento delle proprie mansioni non percepiranno quindi alcun indennizzo, così come non otterranno nulla le loro famiglie se sono morti.

Medici, dentisti, farmacisti e tecnici sanitari assunti con regolare contratto presso una struttura sanitaria pubblica o privata e che si sono ammalati in seguito al contatto con un paziente possono contare sulla copertura assicurativa dell’Inail, che considera il contagio un infortunio effettivo sul lavoro. Questo comporta un indennizzo in caso di invalidità permanente o di morte – in questo caso, la somma viene versata alla famiglia del deceduto. Discorso diverso, invece, per i farmacisti, i dentisti e per gli altri operatori sanitari che lavorano come liberi professionisti e che, come prassi, si pagano volontariamente una polizza assicurativa che copre i danni da infortuni. In questo caso, le assicurazioni non ritengono che il contagio possa essere assimilato a un infortunio sul lavoro e non coprono i danni.

Patrizio Rossi, sovrintendente sanitario nazionale dell’Inail, spiega che dall’inizio della pandemia l’Istituto «ha ricevuto 49.021 denunce di infortuni sul lavoro da parte degli operatori del settore della sanità e dell’assistenza sociale, tra tutte la categoria più colpita con 236 decessi». Il maggior numero di contagiati si è verificato tra i tecnici sanitari (40,9%); seguono gli operatori socio-sanitari (21,3%), i medici (10,7%) e gli operatori socio-assistenziali (8,5%). La stessa ratio è stata mantenuta dalle cifre relative ai decessi: il numero maggiore di vittime del coronavirus si è registrato tra i tecnici della salute (12%, di cui il 60% infermieri) seguiti dai medici (9,9%) e dagli operatori socio-sanitari (7,8%). «Solo gli operatori infettati sul lavoro che sono assicurati dall’Inail sono tutelati da questi rischi» ha spiegato Rossi. Sono quindi migliaia le figure professionali che non hanno diritto a un risarcimento: i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, i farmacisti e i dentisti. 

«Le assicurazioni private hanno sempre escluso tutte le malattie infettive dall’indennizzo, a meno che non siano collegate direttamente a una lesione subita in precedenza. Questo — spiega Rossi al Corriere — è un concetto ormai superato di fronte a una malattia che di per sé costituisce a tutti gli effetti un evento lesivo conseguente a una causa violenta-rapida-esterna. Quello che tecnicamente è considerato un infortunio dalla medicina-legale».

Cristina Gauri