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Roma, 6 apr – IoApro, una rabbia accumulata in più di un anno di promesse mai mantenute, una frustrazione data dal vedere attività floride, costruite con sudore e sacrifici, venire lentamente divorate da un sistema persecutorio che impone restrizioni senza fornire soluzioni. Oggi peraltro è il 6 di aprile, un anno esatto da quando Giuseppe Conte apparve in televisione con l’aria da smargiasso promettendo una “potenza di fuoco” di ristori mai arrivati.

IoApro e Draghi l’ectoplasma

Arrivato invece Draghi, uomo della finanza internazionale, la situazione è addirittura peggiorata: stesse chiusure, ancora nessun ristoro e in più nessuna interazione con le categorie vessate. Il Premier è un’ectoplasma che comunica soltanto attraverso i media compiacenti, sottraendosi al colloquio diretto con chi soffre.

Autentica ribellione popolare

La manifestazione di IoApro è stata una rappresentazione autentica di ribellione popolare contro un Governo che opera in modo unilaterale, dimostrando indisponenza e disinteresse verso chi lancia gridi di aiuto. In piazza Monte Citorio oggi c’erano ristoratori, albergatori, lavoratori del fieristico, delle palestre, ambulanti, commercianti, lavoratori Alitalia e tanti altri. Circa 5.000 persone determinate a ricevere risposte concrete dalla politica.

L’assenza dei “grandi partiti”

In piazza, però, i cosiddetti “grandi partiti” non si sono visti. Le uniche forze politiche presenti in piazza sono state Sgarbi e il suo movimento, CasaPound Italia e Italexit di Paragone. Tutti gli altri, non pervenuti. Per questo motivo una parte dei manifestanti ha deciso di dirigersi verso la parte alta della piazza, dove si trova l’ingresso di Palazzo Montecitorio, per dare più forza alla richiesta di essere ascoltati. Per tutta risposta è partita una violenta carica della polizia, alla quale i manifestanti, tutti disarmati e senza caschi., hanno resistito con coraggio, gridando “libertà”.

Dopo alcuni minuti la situazione è tornata alla calma e sono proseguiti gli interventi: dopo Sgarbi hanno parlato Marsella per CasaPound, Paragone per Italexit e poi tanti rappresentanti di varie categorie che hanno gridato la loro disperazione, sottolineando gli errori governativi nella gestione della crisi e la conseguente cannibalizzazione della nostra economia ad opera delle multinazionali.

“Non ci lasceremo uccidere, riapriremo”

La linea comune dei lavoratori è chiara: “non ci lasceremo uccidere, da domani riapriremo” – aggiungendo – “i Dpcm sono già stati dichiarati illegittimi, con le multe ci puliremo il culo”. Scroscianti applausi da una piazza davvvero eterogenea: famiglie, studenti , anziani, lavoratori e imprenditori.

La tensione e le cariche

Dopo alcuni interventi con cui si era tornati alla calma, la tensione è risalita, spostandosi dall’altra parte della piazza. Un’altra dura carica ha colpito i partecipanti: “ho un magone dentro a vedere la disperazione degli italiani e un cordone di poliziotti a difendere quella casta di maledetti che sta giocando con la vita delle persone” – ha detto una commerciante al megafono con le lacrime agli occhi.

I fermi nei confronti degli organizzatori

Durante il secondo fronteggiamento la polizia ha fermato uno degli organizzatori, Momi, il celebre ristoratore fiorentino che fin dall’inizio ha scelto di disobbedire ai Dpcm tenendo aperto il proprio locale. Un fermo che ha prodotto soltanto ulteriore rabbia, contribuendo a far proseguire il contatto.

 

Con il passare dei minuti è tornata la calma ma i manifestanti, oltre a ricordare continuamente i propri diritti Costituzionali, hanno dichiarato che non se ne andranno fino a che Momi e gli altri fermati, che dovrebbero essere quattro, non verranno rilasciati. Passate le 18.00, una delegazione di IoApro è stata finalmente ricevuta all’interno del palazzo e si trova ancora presso la Camera dei Deputati. In piazza, ancora un nutrito gruppo di persone attende notizie.

E non finirà qui

Una manifestazione che sicuramente lascerà degli strascichi mediatici e politici: simbolicamente non è una cosa da poco che il popolo, spontaneamente e senza un’organizzazione politica precisa, arrivi sotto al Parlamento pronto a prendersi manganellate. Qualcuno là dentro dovrebbe iniziare a capire che gli italiani sono stanchi e che non si può tirare la corda all’infinito.

Saverio Di Giulio

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