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Roma, 6 apr – La crisi da lockdown non colpisce solo Alitalia, ma ha causato feriti (e in qualche caso morti) ovunque nel mondo. Costringendo gli Stati ad intervenire, anche pesantemente, per tenere in piedi i bilanci delle compagnie aeree. Lufthansa, ad esempio, ha ricevuto ben 9 miliardi. Di più ha fatto il gruppo Air France – Klm, con oltre 10 stanziati l’anno scorso. Altri se ne aggiungeranno a breve: lo ha annunciato il ministro dell’Economia transalpino Bruno Le Maire, spiegando di aver raggiunto un “accordo di principio” con la Commissione Ue su un’altra erogazione di aiuti pubblici in sostegno del vettore.



Per la Commissione Ue Alitalia deve chiudere?

Parliamo di quella stessa Commissione che, quando si tratta di affrontare la questione Alitalia, non sembra proprio volerne sapere. I fatti sono noti: stando alla commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager (la stessa protagonista della spremuta di sangue a danno dei risparmiatori italiani), se il governo intende salvare la nostra compagnia di bandiera deve rispettare una serie di stringenti condizioni. A partire dalla cessione di alcuni redditizi slot (i diritti di decollo e atterraggio) su Linate, passando per una cura dimagrante alla flotta per arrivare, infine, all’impossibilità di utilizzare il marchio. Più che condizioni, un capestro. Destinato a minare sin dall’inizio qualsiasi piano di rilancio: la mini-compagnia che dovrebbe nascere sarà ben lontana dalla massa critica necessaria per poter correre sulle proprie gambe.

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Vero che Alitalia, prima della pandemia, nuotava in acque tutto tranne che felici. Non era, in estrema sintesi, una realtà profittevole. Allo stesso tempo, però, approcciarsi al tema avendo come unico faro quello della tutela della concorrenza porta decisamente fuori strada. Si pensi al fatto che non si è mai registrato alcun particolare attivismo da parte della Commissione per quanto riguarda i sussidi pubblici (mascherati da fumosi accordi di “co-marketing”) che gli scali – controllati principalmente da enti locali – erogano generosamente alle compagnie low cost per contendersi i voli. Mica una paghetta: le stime più conservative parlano di circa 400 milioni di euro. Ogni anno.

Un favore a Lufthansa ed Air France

Lo strabismo di Bruxelles, insomma, è noto. E trova ulteriore conferma nel differente trattamento riservato rispetto alla citata Air France. Tanto più che le cifre in ballo sono sensibilmente diverse: per quanto riguarda Alitalia si parla di 3 miliardi di euro, un terzo di quanto stanziato altrove. Dove, peraltro, le condizioni poste sono state molto più blande.

L’impressione, insomma, è che la Commissione stia cucendo addosso ad Alitalia un vestito (di ferro) su misura. Il cui obiettivo è quello di toglierla di mezzo una volta per tutte. Per la gioia delle concorrenti pronte a riempire il vuoto che si creerebbe. Non solo le low cost, ma anche proprio quelle Air France – Klm e Lufthansa che rappresentano incidentalmente la longa manus nel settore del trasporto aero dell’asse franco-tedesco (con una spruzzata di Olanda).

Filippo Burla

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1 commento

  1. come ho già detto altre volte,alitalia ha avuto sin troppo.
    è ora che si prendano provvedimenti definitivi….
    o la si chiuda,o la si venda:
    oppure,se si vuole tenere per una questione di orgoglio nazionale
    la si renda produttiva.

    e questo NON si può fare gestendola con idee bacate in partenza.
    per esempio,è ormai chiarissimo che per il corto raggio (diciamo fino a 1500km)
    il futuro sarà dei treni ad alta velocità sia per i trasporti interni ai singoli paesi che dentro la ue:
    perchè se anche i treni sono più lenti degli aerei,hanno comunque il vantaggio ENORME di portare molta più gente e molto più comodamente (in una carrozza ferroviaria c’è molto più spazio che su un aereo)
    facendo perdere meno tempo ai cittadini negli spostamenti (in genere le stazioni arrivano in centro città)
    spesso costano meno a parità di distanza e le condizioni meteo dalla partenza all’arrivo sono quasi ininfluenti,quindi niente o quasi imprevisti o ritardi eccessivi.

    basta sommare a quanto sopra il fatto che per le destinazioni extra ue ma vicine o poco trafficate (tipo africa,paesi ex russi o medio oriente)
    la parte del leone la faranno voli charter e compagnie low cost

    e si capisce bene che resteranno quasi solo le grandi rotte intercontinentali o verso russia,cina,india:
    rotte dove COMUNQUE ci si dovrà confrontare con i voli charter o di linea delle compagnie low cost
    che si porteranno via il grosso della fascia bassa dei viaggiatori.

    in queste condizioni COME FAR RENDERE UNA COMPAGNIA DI BANDIERA situata in un paese ad alta tassazione ed alto costo del personale come la nostra?

    l’unica possibilità che vedo,
    è tagliare pesantemente la flotta e il personale,tenendo IL MEGLIO DI ENTRAMBI:
    i piloti migliori,le hostess più giovani,qualificate e belle:
    e trasformare alitalia in una compagnia di voli di lusso,
    destinata ad una clientela premium:
    cioè quella fascia di benestanti o di manager o quadri che si sposta per lavoro e che è disposta a spendere dai 2500-3000 euro in su per viaggiare comodamente,perchè di fatto VIVE in alberghi,aerei e aereoporti.
    quindi di tutta la flotta (mi pare una cinquantina di aerei)
    io terrei solo i venti più recenti e li trasformerei in qualcosa di simile a dei salotti viaggianti,
    con delle poltrone e degli spazi comodi come quelli che si trovano in un salotto di livello,magari anche delle suite private…
    e un servizio (sia in volo che a terra) degno di un albergo a cinque stelle.

    il qatar ha qualcosa del genere….
    ma anche se loro sono partiti prima,ho
    fiducia che faremo meglio di loro,volendo:
    dopotutto siamo italiani,no?
    e se esiste un popolo al mondo che può eccellere in qualsiasi cosa se solo lo vuole davvero…
    è il nostro.

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