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L’ipocrisia della Lega Serie A: bandiera arcobaleno sì, ma non nei Paesi arabi

by Cristina Gauri
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Roma, 28 giu — Niente foto arcobaleno per il profilo della Lega Serie A arabo. Il mese del Pride sta per volgere al termine e con la sua fine, si dissolverà anche la tintura arcobaleno con cui aziende (multinazionali e non), istituzioni e diversi tipi di società si sono dipinte la facciata. Come il cerone sulla faccia di un clown che si liquefa sotto la pioggia, calerà il sipario sulla grande abbuffata-mascherata Lgbt. Tranne, ovviamente, dove la farsa non è nemmeno iniziata: parliamo ovviamente dei Paesi di lingua araba e relativa religione musulmana, dove le stesse aziende che nelle nazioni Occidentali martellano alla nausea con la retorica Lgbt, se si parla di Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi e Turchia, miracolosamente si ritrovano a corto di tintura arcobaleno. 

Niente arcobaleno per la Lega Serie A araba

Non ha fatto eccezione La Lega Serie A. La massima divisione professionistica del campionato italiano di calcio maschile, ha infatti seppellito con il cerone a tinte Lgbt ogni profilo Twitter ad essa correlato, tranne uno: quello in lingua araba, dedicato al pubblico mediorientale.       

Due pesi e due misure

E stessa dimenticanza, stessa amnesia contraddistinguono gli impavidi manifestanti Lgbt che nelle loro grottesche sfilate nelle piazze d’Italia, d’Europa e d’America prendono di mira le icone sacre del cristianesimo, ma omettono di fare lo stesso per la religione del Profeta Maometto. Eppure, a rigore, la condizione degli omosessuali è decisamente migliore negli Stati occidentali, dove i manifestanti possono scendere in piazza vestiti da Gesù Cristo con tacchi a spillo e avvolti nei colori arcobaleno. Mentre ci risulta che in alcuni Paesi arabi l’omosessualità e disordini quali la disforia di genere possano letteralmente costare la prigione, quando non la stessa vita. Si è infatti ormai perso il conto di omosessuali impiccati, decapitati o gettati dall’ultimo piano di qualche palazzo. Ma evidentemente per gli indignados in servizio effettivo permanente e per i militanti Lgbt occidentali deve trattarsi — in quei casi — di omosessuali di serie B.

La verità è che se la fanno sotto

In realtà sappiamo tutti che non si tratta certo di scarsa memoria o mancanza di attenzione: la verità è che, se si tratta di affrontare il tema islam correlato alle istante Lgbt, gli attivisti arcobaleno se la fanno sotto. Perché sanno che i musulmani, per usare un eufemismo, tendono ad essere decisamente meno accomodanti rispetto ai cristiani quando qualcuno offende i loro simboli religiosi. Come ben ricordano in Francia, in Olanda e in Danimarca. E quindi gli eroici manifestanti hanno preferito scegliersi il bersaglio più sicuro, comodo e privo di effetti collaterali. Siamo sicuri che per i Mondiali del Qatar il teatrino Lgbt si farà di colpo silenzioso.

Cristina Gauri

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