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Roma, 24 gen – “Facebook può fare quello che vuole sulla propria piattaforma, è gratis”. Quante volte lo abbiamo sentito ripetere da saputi di ogni risma in questi ultimi mesi? Ebbene, un procedimento avviato dall’Antitrust metterà finalmente a tacere questo tipo di illazioni. Secondo l’autorità, infatti, l’iscrizione al colosso di Zuckerberg non è “gratuita” come scritto sulla homepage del sito e il procedimento avviato potrà condurre all’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria fino a 5 milioni di euro.

Omesse informazioni

«Con tale decisione l’Autorità aveva accertato la scorrettezza della pratica commerciale di Facebook di omessa adeguata informativa agli utenti consumatori, in sede di registrazione al social network, della raccolta e dell’utilizzo a fini commerciali dei dati da essi forniti e, più in generale, delle finalità remunerative sottese al servizio, viceversa enfatizzandone la gratuità. Con la conseguenza di indurre i predetti utenti ad assumere una decisione di natura commerciale che, altrimenti, non avrebbero preso».

Il valore economico dei dati 

In sostanza, l’Antitrust stabilisce che il patrimonio costituito dai dati di tutti gli utenti di Facebook, utilizzato dalla piattaforma ad uso commerciale e per finalità di marketing, ha un valore economico anche in assenza di corrispettivo monetario. I dati valgono un mucchio di soldi, quindi l’iscrizione non è gratuita: quando sottoscriviamo il contratto con Facebook, noi “regaliamo” a Zuckerberg la possibilità di fare soldi commercialmente. Peraltro il provvedimento è stato confermato sul punto dal Tar.

Ancora irregolarità

Oltre alla multa da 5 milioni di euro, l’Autorità aveva imposto che la dicitura ingannevole “è gratis” fosse rimossa e che venisse pubblicata “una dichiarazione di rettifica sulla homepage del sito internet aziendale per l’Italia, sull’app Facebook e sulla pagina personale di ciascun utente italiano registrato”. Ebbene, Facebook pare proprio non volerci sentire da quell’orecchio, perché questa dichiarazione non è mai stata pubblicata. Inoltre, nonostante la rimozione della frase incriminata dalla home page, spiega l’Antitrust, l’utente che vuole registrarsi al social network continua a non ricevere adeguate e chiare informazioni sulla raccolta e sull’utilizzo dei propri dati con finalità remunerative.

Cristina Gauri

1 commento

  1. …aspettarsi qualcosa di gratuito da un sionista è come aspettare i marziani in cantina….l’unico modo per fargli rispettare le regole è un mandato di arresto internazionale…se non gli fai tremare la Kippah non lo convinci….

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