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Roma, 24 gen – La vicenda dell’invito per errore alla casa editrice Altaforte all’edizione 2020 del Salone del Libro di Torino finisce in mano agli avvocati. Sì, perché, esclusa lo scorso anno dalla kermesse libraria, la casa editrice sovranista ha ricevuto per l’edizione di quest’anno un invito, poi ritirato dal Salone con la spiegazione che era stato spedito per errore trattandosi di una comunicazione commerciale automatizzata. E così, l’editore Francesco Polacchi ha dato mandato allo studio Arnone di Torino di presentare una diffida. Nel dettaglio, la casa editrice fa sapere di aver confermato la propria adesione e poi di aver appreso che il Salone “in totale spregio dell’accordo appena concluso intendeva revocare la propria disponibilità con modalità assolutamente lesive dell’immagine e della reputazione dell’editore“. Per questo – si legge nel documento – si diffida il Salone ad “adempiere agli impegni assunti e quindi a consentire la partecipazione al Salone, in difetto riservandoci ogni più opportuna iniziativa, compresi i provvedimenti di urgenza e l’azione risarcitoria in ragione del danno di immagine cagionato del tutto gratuita dal vostro modo di operare e di diffondere a terzi le comunicazioni”.

E c’è pure chi parla di codice etico

Certo è che l’invito per errore e la precipitosa rettifica per ribadire che Altaforte non può andare al Salone neanche quest’anno riapre giustamente la polemica. Mettere il bavaglio due volte di seguito alla libera circolazione delle idee (in questo caso, nei libri), censurare una casa editrice a una kermesse editoriale la dice lunga su quel codice etico in ragione del quale il Salone si arroga il diritto di escludere qualcuno a suo piacimento. E se di assenza di codice etico parla per esempio Gabriele Ferraris sull’edizione torinese del Corriere della Sera, ovviamente lamentando il fatto che la temutissima Altaforte fosse stata invitata per errore, di totale assenza di deontologia e professionalità parliamo noi, vista la reiterata, sbandierata volontà di escludere una casa editrice in nome di una lista di proscrizione ideologica che ben poco ha a che fare con la cultura e la libertà di espressione.

A nulla è valsa la disponibilità mostrata da Altaforte 

Fermo restando che Altaforte è ancora in causa con il Salone per via dell’indebita esclusione dell’anno scorso – con tanto di spazio espositivo regolarmente affittato- la lettera alla casa editrice aveva convinto Polacchi a tentare di creare un clima distensivo, accettando l’invito per iscritto. La notizia, ovviamente, è subito rimbalzata sui media e sui social. E quindi si è scatenato il panico tra quegli intellettuali di sinistra censori del libero pensiero e il loro codazzo di pappagalli a ripetizione. Tanto che i vertici si sono scapicollati a negare tutto. Insomma, l’odio ideologico degli organizzatori della kermesse torinese ancora una volta ha la meglio su un vero dibattito culturale. Aperto a tutti quelli che fanno cultura, per l’appunto.

Parola (anche) alla politica in Regione Piemonte

Va da sé che giustamente, sul fronte della politica, l’esclusione di Altaforte anche per quest’anno ha catturato l’attenzione di chi non è appecoronato al pensiero unico dominante secondo il quale la cultura è di tutti e per tutti e gli spazi culturali sono di tutti e per tutti, tranne che per quelli della lista dei “cattivi” stilata dai neo tribunali dei soviet. Anche perché la maggioranza in Regione Piemonte nel frattempo è cambiata. Ora non ci sta più Chiamparino, in combutta con la Appendino. Quindi la questione degli inviti al Salone verrà sollevata nelle sedi politiche e amministrative, come è giusto che sia. E questo avverrà alla prima riunione utile della Giunta regionale – assicura il responsabile dello Sport, Fabrizio Ricca. Ma la figuraccia, il Salone l’ha già fatta. Anche quest’anno.

Adolfo Spezzaferro

3 Commenti

  1. Secondo me quello non è il salone del libro. Al massimo è il salone del manifesto (per non dire il salone dei Protocolli…)!

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