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Roma, 9 dic – Dopo i crocifissi, i canti religiosi e le feste di natale, ora le polemiche scolastiche di matrice islamica si spostano sugli strumenti musicali. L’ultima frontiera del “religiosamente corretto” propone infatti di vietare l’uso del flauto nelle scuole, in rispetto alle famiglie di immigrati musulmani che ribadiscono: “è vietato dal Corano”.

A quanto sostiene la comunità islamica, il flauto insieme a tutti gli strumenti a fiato, ma anche a quelli a corda, è bandito dal Corano… in realtà però, il divieto è postcedente al libro di Maometto e infatti rientrerebbe nel fatwe, ovvero le interpretazioni del testo sacro emesse nei secoli successivi.

Dopo le polemiche in altri paesi europei e in diverse regioni italiane che negli anni hanno registrato più di altre un altissimo incremento di immigrati, come la Lombardia, il Veneto e il Piemonte, dove recentemente a Torino una famiglia marocchina ha annunciato di ritirare i figli da scuola per non farli partecipare a un evento musicale indetto proprio in favore dell’integrazione; ora il caso è scoppiato a Guastalla (RE) ma ha trovato subito il rifiuto del sindaco: “Sul professare la propria fede la nostra Carta costituzionale dà ampia libertà. Sull’educazione scolastica invece abbiamo precise norme e programmi ministeriali. È la nostra legge che impone la frequenza delle lezioni in ambito scolastico. Non ci sono deroghe“.

La polemica allogena, ma “made in Italy”, nasce sul sito www.civiltàislamica.it nel febbraio del 2014 e invita i fedeli a presentare negli istituti scolastici una richiesta formale per l’esenzione dall’uso di strumenti musicali: “L’educazione musicale è diventata recentemente, purtroppo, obbligatoria nelle scuole elementari e medie – scrive Civiltà Islamica – Questo è, da una parte, l’ennesimo emblema della decadenza culturale dell’occidente (come osservato giustamente dal filosofo Nietzsche, quando i popoli degradano, trovano la loro migliore espressione nella musica), e dall’altra un altro esempio di come, probabilmente, da parte del potere costituito non si perda occasione per cercare di corrompere i musulmani. Chiunque capirebbe che, al posto della musica, sarebbe molto più utile insegnare ai nostri figli qualsiasi altra materia, ad esempio una lingua straniera in più. Ma, in tempi di ipocrisia trionfante, ipocrisia chiama altra ipocrisia…” e fin qui ci si potrebbe anche trovare d’accordo con parte dell’analisi del sito, che invita poi i musulmani che ricordano il monito del Corano (Preservate le vostre famiglie dal fuoco) a cogliere l’occasione per “sforzarsi di obbedire ad ALLAH.”

Dopo una premessa in cui è scritto “Iddio l’Altissimo ha conferito al Profeta, che Iddio lo benedica e l’abbia in gloria, anche una autorità normativa, per cui i precetti del Profeta sono imperativi comportamentali per ogni musulmano“, la richiesta di esenzione dalle lezioni di musica riporta:

  1. “Allàh l’Altissimo mi ha affidato la missione profetica, affinché io sia guida e misericordia per i credenti, e mi ha ordinato di porre fine all’uso degli strumenti musicali: flauti (strumenti a fiato), strumenti a corda, e ogni usanza tipica dell’ignoranza pre-islamica”.
  2. “Nel giorno del giudizio Iddio verserà piombo fuso nelle orecchie di chiunque sia stato ad ascoltare una canzonettista accompagnata dal suono di strumenti musicali (a corda e a fiato)”.
  3. “Il canto fa germogliare l’ipocrisia nel cuore come la pioggia fa germogliare la vegetazione”.
  4. “Verrà un giorno in cui la mia comunità sarà sottoposta a durissime prove.” Gli fu chiesto: “Quando, o Apostolo di Allàh?”, ed egli disse: “Quando appariranno in essa canzonettiste e strumenti musicali e si considererà cosa lecita consumare bevande alcoliche”.
  5. “Ci saranno un giorno dei musulmani che considereranno lecito fornicare, vestire seta, usare strumenti musicali”.

Tutto il mondo però, non sembra essere paese per la religione islamica… infatti, dalla classica al rap, passando per il pop e il jazz, ci sono moltissimi musicisti di dichiarata fede musulmana e ci basta entrare anche in un condominio popolare di una nostra città per origliare le melodie ascoltate dagli inquilini musulmani presenti. Nell’islamico Marocco ad esempio, il Gnaoua è tutt’ora uno dei più importanti Festival di musica araba, capace di attirare artisti e turisti da tutto il mondo.

Pertanto questa esenzione dalle ore di educazione musicale che attacca il sistema scolastico e la Costituzione Italiana, laica fin dalla sua nascita, riguarderebbe unicamente alcune frange del mondo islamico e non l’intera religione. Partendo dal presupposto che di certo non possiamo continuare a cambiare regole e tradizioni per sottostare alle proposte dell’ultimo arrivato, tutto questo è un pò come se un tradizionalista cattolico ritirasse i figli da scuola per delle preghiere cantate in italiano anziché in latino oppure un metallaro invocasse l’insegnamento di chitarre elettriche o batteria al posto dell’universalmente odiatissimo flauto…

Dove si firma per quest’ultima?

Andrea Bonazza

 

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