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Roma, 5 mar – Stop dell’Italia all’export del vaccino AstraZeneca verso l’Australia: la pandemia e la corsa all’accaparrarsi il siero anti-Covid riscrivono pure i rapporti internazionali. La decisione senza precedenti del governo italiano arriva in conseguenza dei ritardi della Ue, nell’approvazione e distribuzione dei vaccini (ma non è una violazione delle regole). Il premier Draghi aveva da poco invitato caldamente la presidente della Commissione Ue von der Leyen a imprimere una accelerazione della macchina burocratica di Bruxelles. Così non è stato, e l’Italia è corsa ai ripari.



L’Italia blocca l’invio di 250 mila dosi del vaccino di AstraZeneca in Australia

Così il governo ha bloccato l’invio di 250 mila dosi del vaccino di AstraZeneca (confezionate in Italia, ad Anagni) destinate all’Australia, ricorrendo alle nuove regole introdotte da Bruxelles per impedire l’export di vaccini anti-Covid al di fuori della Ue. A riportarlo è il Financial Times. “In Italia le persone muoiono al ritmo di 300 al giorno. E quindi posso certamente capire l’alto livello di ansia che esiste in Italia e in molti Paesi in tutta Europa“, dichiara il primo ministro australiano, Scott Morrison.

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Australia contro l’Italia: “Sono dei disperati”

Dal canto suo, il ministro australiano delle Finanze Simon Birmingham, se da una parte minimizza – “quelle fiale non erano inserite nel nostro piano vaccinale” – commenta duramente la decisione del nostro governo. “Questa è una dimostrazione di quanto bene continui a fare l’Australia rispetto alla disperazione di altri Paesi“, ha dichiarato a Sky News Australia. “Il mondo si trova al momento in un territorio inesplorato. Non è sorprendente che alcuni Paesi non rispettino le regole“, sottolinea il ministro. In verità, l’Italia le regole le ha rispettate: sul fronte della pandemia l’Australia è considerato un Paese “non vulnerabile”. Ma lo strappo resta. E il nostro Paese, primo ad assumere una decisione di questo tipo, potrebbe fare da apripista in una Ue tutt’altro che unita.

Ma il problema è l’inadeguatezza della Ue nella corsa ai vaccini

Anche perché Bruxelles ha quanto meno sottovalutato la posta in gioco: la corsa globale ai vaccini. Sul fronte della distribuzione e della produzione – per non parlare della lentezza nell’approvazione dei sieri – la Ue è davvero troppo indietro. Per una ragione che ora è sotto gli occhi di tutti, l’assenza di una visione politica europea. Tra Commissione e Ema, l’Agenzia europea dei farmaci, è mancato il volano politico. Insomma, il peso della Ue nello scacchiere internazionale non è affatto la somma degli Stati nazionali.

La normativa Ue per bloccare l’export dei vaccini

Ciò spiega la mossa di Draghi, che si avvale della normativa del regime delle autorizzazioni all’export per i vaccini anti-Covid prodotti nella Ue. Approvata a gennaio 2021, per un breve periodo transitorio, fino al 31 marzo, molto probabilmente verrà prorogata. Sì, perché l’Italia con lo stop all’export in Australia manda un chiaro messaggio alle industrie farmaceutiche, affinché aumentino la produzione. Tuttavia, se le aziende farmaceutiche non soddisferanno il fabbisogno in Ue, il blocco dell’export non verrà tolto.

Adolfo Spezzaferro

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3 Commenti

  1. L’Italia sa bene che è prioritaria la sperimentazione sul suo popolo. E, sperando anche nella sua più rapida soppressione, è capace di fare la voce grossa con gli stranieri anziché lo zerbino, come suo solito.

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