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Roma, 10 mar – No al lockdown nazionale generalizzato sì a quello nei fine settimana, come sotto Natale, nuovi divieti e nuove chiusure: oggi il Dpcm sarà modificato sulla scorta delle indicazioni del Comitato tecnico-scientifico. Un nuovo giro di vite, dunque, scatterà probabilmente già il prossimo fine settimana, a prescindere dal colore delle regioni. I nuovi divieti infatti saranno imposti anche nelle zone gialle. A giustificare la stretta sarebbero le varianti del coronavirus e la curva dei contagi che si sta alzando nuovamente. Nonché il numero dei ricoveri in terapia intensiva, appena sopra la soglia di sicurezza del 30%.

Il Cts chiede lockdown nei fine settimana e zona rossa con 250 casi settimanali su 100 mila abitanti

Ieri gli esperti del Cts hanno espresso il loro parere al governo: le misure in atto non sono sufficienti per abbassare la curva dei contagi. A tal proposito, i consulenti scientifici ritengono necessario il passaggio automatico in zona rossa (e relativo lockdown) se ci sono 250 casi settimanali su 100 mila abitanti. Richiesta peraltro già avanzata l’8 e il 12 gennaio scorsi. Ma soprattutto, dicono gli esperti, adesso bisogna limitare gli spostamenti delle persone, i contatti. Pertanto tornano a chiedere il lockdown fisso nei fine settimana.

Per gli esperti servono maggiori restrizioni anche nelle zone gialle

Nel dettaglio, nel verbale trasmesso al governo dopo la riunione di ieri mattina il Cts sottolinea “il peggioramento della curva epidemiologica e una rapida diffusione delle varianti a maggiore trasmissibilità”. Serve dunque imporre nuove restrizioni anche nelle zone gialle, perché quelle in vigore “servono a contenere ma non a mitigare la circolazione del virus”. Obiettivo: riportare l’Rt nazionale sotto la soglia dell’1. Come è noto, è questo il livello minimo oltre il quale si va in zona arancione, mentre se va oltre l’1,25 si passa in zona rossa. Dal canto suo, l’Istituto superiore di sanità sulla scorta del monitoraggio dei contagi dell’ultima settimana aveva già chiesto “l’immediato rafforzamento e innalzamento delle misure associate a ciascun ‘colore’ in considerazione della necessità di contrastare la maggior trasmissibilità”.

Oggi la cabina di regia e poi la modifica del Dpcm

Oggi dunque si riunirà la cabina di regia per fare il punto e procedere subito alla correzione del Dpcm, in vigore da soltanto quattro giorni. A quanto pare il governo intende fare in modo che le nuove restrizioni entrino in vigore già il prossimo fine settimana, il 13 e 14 marzo. Allo stato attuale non è stato ancora deciso se vietare tutti gli spostamenti delle persone come avviene in fascia rossa – ad eccezione delle “comprovate esigenze” di lavoro, salute e urgenza – oppure lasciare maggiore libertà di movimento. Oppure optare per le misure in vigore nelle zone arancioni, così che nei fine settimana non si potranno varcare i confini del comune di residenza ma sarà permesso uscire di casa dalle 5 alle 22.

Bar e ristoranti, verso la chiusura anche in zona gialla

La brutta notizia per un settore già in crisi dopo le continue chiusure a singhiozzo è che in ogni caso nel fine settimana anche in zona gialla a quanto pare saranno chiusi tutto il giorno i bar e i ristoranti. Sarà dunque consentito soltanto l’asporto (fino alle 18 dai bar) e la consegna a domicilio.

Nuove chiusure nelle regioni dove sono chiuse le scuole

Altro giro di vite in arrivo, la chiusura di negozi e centri commerciali nelle regioni dove sono chiuse le scuole. Questo per impedire agli adolescenti in didattica a distanza di andare in giro ad assembrarsi. Su questo punto il ministro per gli Affari regionali Gelmini ha dato chiare indicazioni alla Conferenza delle regioni: “Se lasciate i ragazzi a casa, non potete tenere aperti negozi e locali”.

Cinema e teatri, slitta la riapertura prevista per il 27 marzo dal Dpcm in vigore

Allo stato attuale, con nuove restrizioni in arrivo, sfuma la possibilità di riaprire nelle zone gialle cinema e teatri – altro settore in ginocchio – dal 27 marzo, come era stato invece stabilito dal Dpcm in vigore. A tal proposito però i tecnici del ministero dei Beni culturali sono all’opera per proporre di applicare la stessa regola già in vigore per musei e mostre. Ossia consentire l’ingresso del pubblico in sala dal lunedì al venerdì.

Nella maggioranza che sostiene l’esecutivo, la Lega è contraria al lockdown nazionale generalizzato. Tuttavia a questo punto appare molto probabile che non si opporrà alle chiusure nei fine settimana. Altro che ritorno alla normalità, come chiedeva Salvini, insomma. Il governo Draghi somiglia sempre più terribilmente al Conte bis.

Adolfo Spezzaferro

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