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Roma, 20 gen – Riprendiamo un articolo pubblicato sul sito Eritrea Eritrea della Comunità eritrea in Italia, che rappresenta la voce di circa 10 mila immigrati (e nuovi italiani) arrivati in Italia legalmente dagli anni ’60. Il sottotitolo dell’articolo è “Italia svegliati”: questo è il monito che non arriva da presunti razzisti italiani, ma da chi in Italia è arrivato da immigrato.

La denuncia della Comunità eritrea in Italia

“Durante il governo di Renzi e Gentiloni, alcuni massimi esponenti politici italiani, insieme alla Chiesa, Caritas, Arci, Unhcr Italia e alcune Ong, nonché mass-media tipo Avvenire, Internazionale, Repubblica, La Stampa e altri, quando affrontavano argomenti che riguardano gli immigrati denigravano sempre (alcuni continuano ancora) il piccolo e grande stato africano affacciato sul Mar Rosso di nome Eritrea, diventando indirettamente protettori e megafoni dei falsi richiedenti asilo politico. Oggi questa falsità di richiedenti asilo si scoperchia da sola in rete e la conferma arriva dagli stessi falsi richiedenti che in parte erano e sono immigrati provenienti dall’Etiopia in possesso di falsi documenti eritrei”.

Quello che era stato da tanti paventato, ora diventa una verità fattuale: una grossa percentuale dei richiedenti asilo, arrivati in Italia negli ultimi 10 anni, si sono dichiarati eritrei per godere del trattamento speciale durante le procedure per il riconoscimento della protezione internazionale, ma sono “etiopi della regione del Tigray, nemici numero uno del popolo eritreo e della maggioranza del popolo etiope”, come già nel 2015 aveva dichiarato l’ex ambasciatore austriaco in Etiopia.

Il ruolo degli attivisti no border

In Italia, una nutrita rete di attivisti, tutti oppositori del presidente eritreo Isaias Afewerki (panafricanista che ha bandito dal Paese ogni ingerenza straniera) si sono impegnati a vario titolo nell’arrivo e nell’accoglienza dei sedicenti eritrei. Tra questi, come riportato Fausto Biloslavo , padre Mussie Zerai (ricevuto alla Camera dalla ex presidente Laura Boldrini, indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e già condannato per spaccio di stupefacenti), Abrham Tesfai (ex mediatore cultura che durante il caso Diciotti su Facebook dichiarava “dobbiamo combattere” e che ha guidato le manifestazioni contro lo sgombero di piazza Indipendenza a Roma nel 2017), Alganesh Fessaha, e  Tareke Brhane (fondatore del “Comitato 3 ottobre” e promotore della “Giornata della memoria delle vittime della migrazione”, nonché marito di Barbara Molinario di Unhcr) ai quali si aggiunge l’italo-eritreo Vittorio Longhi (ex fidanzato di Laura Boldrini).

Citando sempre Biloslavo su Panorama: “Questi etiopi con la maschera da eritrei, risiedendo in Italia organizzano manifestazioni contro l’Eritrea, usufruendo della preziosa collaborazione di alcuni personaggi politici di rilievo italiani, e di un certo tipo di mass-media che, per vari interessi e senza accertamenti, fanno da eco alle varie falsità strappalacrime che vengono raccontate di volta in volta contro l’Eritrea, per rafforzare e portar avanti il progetto politico dell’allora governo etiope. In modo differente, ma con stesso obiettivo e coordinato dai suddetti attivisti, rientra anche il disordine e la manifestazione contro lo sgombero degli ex uffici Federconsorzi di Via Curtatone avvenuto il 23 agosto 2017”.

Nel 2018, con l’elezione del nuovo primo ministro etiope, Abiy Ahmed Ali, che ha siglato la pace con l’Eritrea (da cui è conseguita la fine delle sanzioni delle Nazioni Unite contro l’Eritrea), la truffa dei finti eritrei è diventata ancora più palese, così come “lo sporco gioco dei vari loro referenti in Italia”. Grazie al nuovo governo di Abiy, sul finire del 2019, l’annuncio di un incontro promosso dall’Ambasciata etiope di Roma, destinato ai residenti in Italia, ha mandato in fibrillazione i falsi immigrati eritrei. Da quel momento, sui social network e sui servizi di messaggistica è stato un continuo scambio di avvertimenti: diversi etiopi avvisavano i loro connazionali di non presentarsi in Ambasciata perché titolari di falsi documenti eritrei.

Questo è il post di una donna etiope, residente a Roma, condiviso dai falsi eritrei in Italia

Quindi, come riporta l’articolo di “Eritrea Eritrea”, si sono verificati dei problemi con le Ambasciate dei due Paesi:

  • Quando le istituzioni italiane hanno richiesto di produrre documenti rilasciati dall’Ambasciata o dai Consolati eritrei, gli etiopi hanno giustificato l’impossibilità affermando di non poterci accedere perché la diplomazia eritrea avrebbe segnalato ad Asmara la loro presenza in Italia, che avrebbe messo a rischio i loro congiunti rimasti nel Paese di origine.
  • Gli etiopi non possono nemmeno presentarsi presso l’Ambasciata e i Consolati del loro Paese perché forniti di documenti che attestano la nazionalità eritrea.

Esiste un’ulteriore conferma a quanto sostenuto dalla Comunità eritrea. Un video della trasmissione Quarta Repubblica ha confermato ciò che per lungo tempo era soltanto un’ipotesi: gli immigrati buttano in mare i documenti prima dello sbarco in Italia, per non essere identificati dalle autorità preposte.

Chiudendo questo articolo sui falsi immigrati eritrei arrivati in Italia negli ultimi anni, non si può non menzionare lo scandalo, riportato dal tedesco Stern, sulla compravendita di falsi documenti nel Corno d’Africa che coinvolge gli operatori di Unhcr.

Francesca Totolo

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