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Roma, 6 lug — «Italia Resta in piedi!»: alla vigilia della semifinale degli Europei di calcio che vedrà come protagoniste le Nazionali italiana e spagnola il Blocco Studentesco torna sul «luogo del misfatto». E lo fa con il motto già lanciato venerdì scorso con la provocatoria azione contro lo street artist Harry Greb, che invitava l’Italia a «fare la cosa giusta» e inginocchiarsi al globalismo per sottomettersi alla morale politicamente corretta del Black lives matter. «Resta in piedi!» diventa così una gigantografia affissa in decine di città italiane, per protestare goliardicamente contro il finto buonismo e l’ipocrisia antirazzista  che ha fatto da sfondo questi Europei.



«Resta in piedi!»: la cosa giusta da fare

«L’azione nasce come risposta scanzonata — fanno sapere i ragazzi del Blocco in una nota — all’estrema politicizzazione di questo Europeo di calcio. Abbiamo deciso di farlo con lo stile che ci contraddistingue. Nello specifico, “resta in piedi” è una risposta al giocatore prono e con il pugno alzato dell’artista Harry Greb, di cui risulta molto emblematica la frase riportata ovvero “la cosa giusta da fare”». Il murales di Greb rappresentava un omino del Subbuteo in maglia azzurra che, sceso dalla propria pedana, si inginocchiava con il pugno chiuso alzato al cielo «contro il razzismo». Sul retro della maglia campeggiava la scritta «do the right thing», fai la cosa giusta.

Black Brain

Il rispetto nasce solo tra chi si guarda negli occhi

Per il Blocco restare in piedi «è la “cosa giusta da fare”», prosegue la nota diffusa dal movimento. L’omino del Subbuteo da inginocchiato ritorna così sul piedistallo. Sguardo verso il sole, braccio teso. «Perché il rispetto può nascere solo tra chi si guarda negli occhi, non tra chi è obbligato da autoproclamate autorità morali a piegarsi. Cos’hanno a che fare gli europei e gli italiani con il caso Floyd?», si chiede il movimento studentesco legato a CasaPound Italia. «Perché dobbiamo sentirci colpevoli per qualcosa generato dalle contraddizioni d’Oltremanica? Noi non abbiamo intenzione di inginocchiarci ed essere sottomessi ad un ente che di certo coinvolge più interessi economici e politici che il vero rispetto delle differenze culturali».

Lasciate stare il calcio

«Resta in piedi», quindi, perché in un mondo saturo di retorica globalista propagandata per proteggere lobby e interessi economici sovranazionali, «almeno il pallone lasciamolo correre. Lasciamo al campo la sentenza di chi è il migliore, non dovremmo appesantire il bel gioco e soffocarlo di restrizioni morali. Ecco cosa rappresenta per noi l’anonimo azzurro che saluta il sole in una calda giornata del ’34: un sogno di libertà e di leggerezza — conclude la nota — che nessuno ci potrà mai strappare».

Cristina Gauri

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