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Roma, 27 mag – “Ci siamo chiesti: come evitare le morti in mare di migliaia di persone, tra cui molti bambini? La risposta è stata: creiamo dei… corridoi umanitari per i profughi”. Così la Comunità di Sant’Egidio, sul proprio sito, pubblicizzava l’iniziativa dei cosiddetti corridoi umanitari. Un progetto messo in piedi “con la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Tavola Valdese e la Cei-Caritas, completamente autofinanziato”, si legge sul sito. Il protocollo d’intesa per la realizzazione del progetto “Apertura dei corridoi umanitari”, fu tra l’altro sottoscritto al Viminale tra i ministeri dell’Interno e degli Esteri, la Comunità di Sant’Egidio e la Cei, nel 2019.

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Gli obiettivi dichiarati dei “corridoi umanitari”

La Comunità di Sant’Egidio spiega poi con precisione gli obiettivi dei corridoi umanitari. Tra questi, leggiamo: “Evitare i viaggi dei profughi con i barconi della morte nel Mediterraneo”. E al contempo “contrastare il micidiale business degli scafisti e dei trafficanti di uomini, donne e bambini”. Oltre a “concedere a persone in ‘condizioni di vulnerabilità’ (ad es. vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, donne sole, anziani, malati, persone con disabilità) un ingresso legale sul territorio italiano con visto umanitario, e successiva presentazione della domanda di asilo”. La stessa “associazione pubblica di laici della Chiesa” sostiene inoltre che per attuare il progetto “le associazioni inviano sul posto dei volontari, che prendono contatti diretti con i rifugiati nei paesi interessati dal progetto, predispongono una lista di potenziali beneficiari da trasmettere alle autorità consolari italiane”.

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Così importiamo migranti… dalla Grecia

Dunque, se ne deduce, i volontari si dovrebbero recare nei Paesi da cui potrebbero partire i migranti. Ad esempio la Libia, oppure un’altra nazione nordafricana o del Medio Oriente. Per evitare ad alcuni di loro la rischiosa traversata in mare. Peccato che con un comunicato del 17 maggio, la Comunità di Sant’Egidio rende noto che con questi corridoi umanitari sono arrivati a Fiumicino “quaranta profughi dall’isola greca di Lesbo”. Ma come? L’isola di Lesbo è in Grecia, quindi in Unione europea. Di conseguenza questi migranti erano già stati salvati. Perché Lesbo, come Lampedusa, è la fine del viaggio pagato dai migranti ai trafficanti di uomini. Ciò significa, chiaramente, che queste persone in certi casi erano state probabilmente già state discriminate nei Paesi di origine e sicuramente avevano già rischiato la vita sui “barconi della morte nel Mediterraneo” per arrivare a Lesbo, in Europa.

Eugenio Palazzini

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1 commento

  1. Arriveremo a importarli anche da Marte.
    Il tutto per rendere quello che era il bel paese una pattumiera.

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