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Roma, 10 set – E adesso chi glielo dice alla Ferragni. Chi le spiega che tra i «fascisti» di Colleferro c’è un fan di suo marito Fedez. Cosi è: quando una influencer incontra la facile sociologia d’accatto, producendo «analisi» basate su semplici sensazioni o pregiudizi – tanto per raccogliere un po’ di consenso «a cadavere caldo» dopo un barbaro assassinio –, accade poi sempre quell’imprevedibile guizzo che riporta alla realtà e demolisce completamente l’analisi.

E così accade che Chiara Ferragni si sia lasciata andare a una ricostruzione dell’assassinio di Willy, a Colleferro, nella quale ha dovuto chiamare in causa razzismo, fascismo, discorsi di odio caldeggiando purghe staliniste e cancellazione della «cultura fascista» di cui a sua detta la Penisola è pervasa. «Due giorni fa è stato ucciso Willy Monteiro, ragazzo italiano di origini capoverdiane, 21 anni», ha scritto, «da un gruppi di quattro fasci che l’hanno ammazzato a calci. Il problema lo risolvi cambiando e cancellando la cultura fascista e sempre resistente in questo paese di mer*a, non cancellando il mezzo tramite il cui i fasci hanno fatto violenza. Il problema non lo risolve nascondendolo sotto al tappeto, lo si risolve con la cultura e l’istruzione». Gli inquirenti hanno escluso il movente razziale, ma lei no. Lei è Chiara Ferragni e conosce la dinamica dell’omicidio meglio degli investigatori.

Allora ci siamo detti, andiamo un po’ a vedere a chi mettono il «mi piace» su Facebook i picchiatori «fascisti» indagati per l’omicidio di Willy. Prendiamo ad esempio il profilo di Francesco Belleggia, accusato di aver sferrato il calcio da karateka che è stato fatale al 21enne di origini capoverdiane. Ad esempio potremmo scoprire che il Belleggia è un appassionato di musica rap, con una serie di «mi piace» a Marracash, Gue Pequeno, J-Ax e uno, in particolare, che finirà per imbarazzare molto la Ferragni: quello a Fedez. Esatto, proprio l’altra metà dei Ferragnez. Tatuato anche lui, con il fisico curato, pure troppo. Come moltissimi rapper, d’altronde. E come i boia razzisti di Colleferro.

Come era la solfa? Brutti, tatuati, frequentatori di malsane palestre dove si insegnano non i valori delle arti marziali ma solo la legge della sopraffazione – nemmeno fossero il Cobra Kai di Karate Kid – figli della incultura fascista? A dire il vero, se adottassimo gli stessi parametri di analisi e di giudizio usati dalla Ferragni, dovremmo giungere alla conclusione che certi stereotipi, un certo culto di «mascolinità tossica», come va di moda dire, più che al fascismo, al pensiero reazionario, al populismo, al sovranismo, sembrerebbero da ascriversi a certe sotto-culture musicali, come il rap e la trap. Le quali in fondo, sin dalla loro origine, non hanno propriamente avuto un rapporto sanissimo con il modo di trattare le donne, con le droghe e con l’approccio alla vita in generale. Lo ha scritto benissimo stamattina Valerio Benedetti sulle pagine del nostro giornale: «La “cultura fascista” evocata dalla Ferragni per commentare i bori di Colleferro, ovviamente, non ha nulla a che vedere con Giovanni GentileLuigi Pirandello o Guglielmo Marconi. È solo un guazzabuglio che mescola razzismo, machismo, patriarcato, violenza e chi più ne ha più ne metta». Terribilmente, soavemente sovrapponibile a ciò che predicano i rapper e al nulla cosmico che traspare dall’Instagram di Fabrizio Bianchi e che la Ferragni etichetta come «fascismo»: in realtà è il prodotto che ha contribuito a creare lei stessa.

Cristina Gauri

3 Commenti

  1. I morti pesano e andrebbero pesate anche le parole questa purtroppo è una situazione in tutta Italia dopo una certa ora girano gruppi più o meno multirazziali quindi anche italiani al solo scopo di cercare risse tutti lo sanno ma fanno notizia solo alcuni casi se vogliamo fermare queste nefandezze vergognose dobbiamo tornare al vocabolario dei valori dei principi dei comandamenti scusate ho dimenticato che si è fatto un 68 per arrivare a tutto ciò ora mangiamone i frutti è il solito veleno di invidia iniettato in una società cristiana

  2. Analisi impeccabil: sono gli amari frutti della mancanza di valori e riferimenti, se non quelli offerti (a pagamento) da questi pagliacci, come la mentecatta, se pur ricca, in questione. La “via” é difficile ed ingannevole: ci vuole volontà e rettitudine per mantenere la rotta!

  3. F&F hanno gettato la maschera… Bene. Quando si ha troppo successo e soldi non si sta abbastanza attenti. Ne beneficeranno i loro falsi amici! Antifa di lusso, ovviamente.

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