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Roma, 9 lug – La sua ultima battaglia di civiltà è quella contro la “spiaggia fascista” di Chioggia: uno stabilimento balneare con 650 lettini, tutti occupati. A quanto pare, il fatto che il gestore lo abbia riempito di gadget mussoliniani non disturba la clientela. Nel momento in cui scriviamo, questo articolo è il quarto per importanza nella home page di Repubblica. È l’ultima, scottante inchiesta di Paolo Berizzi, il nazibuster del quotidiano fondato da Scalfari. Recentemente lo avevamo visto impegnato contro la Festa del Sole di Lealtà Azione. Una battaglia in cui aveva dato prova di straordinaria conoscenza mitografica (questa l’imbarazzante spiegazione del nome dell’evento fornita dal cronista: “la ‘ruota del sole’ era la svastica ma ci sono anche altri rimandi , tipo l’inno musicato da Puccini diventato simbolo del Ventennio fascista ‘Sole che sorgi libero e giocondo’, o i riti druidici della Festa del Sole di Stonehenge”) e di incredibile fiuto giornalistico (parlando di una foto con un cane lupo postata su facebook da un esponente di Lealtà Azione, Berizzi sentiva il bisogno di chiosare: “Per una curiosa coincidenza i militanti di Lealtà Azione tra loro si chiamano ‘lupi’”).

Scopo dell’articolo era ovviamente spingere le istituzioni a proibire la manifestazione, intento puntualmente fallito. Ma era stato comunque divertente vedere Berizzi abboccare più volte a finti status dei responsabili del movimento, che annunciavano la sospensione dell’evento con toni chiaramente irridenti. Ma che tali non erano per Berizzi, che ci è cascato sistematicamente. Ma nella nera estate berizziana c’è posto per altri scoop degni di nota: dal fondamentale articolo di denuncia su un post pro-Rsi dell’assessore alle Politiche sociali di Corsico, piccolo comune dell’hinterland milanese, alla lista fascista entrata in consiglio comunale a Sermide e Felonica, nel mantovano. Dovunque c’è un fascio, spunta Berizzi, che sull’argomento viene ritenuto una sorta di autorità, malgrado confonda una ruota solare con una svastica e nonostante le bufale spacciate nel corso degli anni. Il 12 maggio 2015, per esempio, Repubblica se ne esce con un altro scoop berizziano: “Il bimbo di quattro anni che fa il saluto fascista: i genitori lo correggano o lo cacceremo dall’asilo”.

Peccato che il fatto non sia mai avvenuto e che, per tale articolo, Berizzi sia stato sanzionato dall’ordine dei giornalisti di Milano. Figuraccia cosmica? Credibilità ridotta a zero? Berizzi ha fatto di peggio. Nel 2009 ha pubblicato uno dei tanti libri-inchiesta sulla galassia nera, il dimenticabilissimo Bande Nere. Nell’appendice fotografica, l’allora ministro della Difesa Ignazio La Russa compariva in uno scatto con un uomo descritto come un affiliato alla ndrangheta. Si trattava, in realtà, di un carabiniere. Bompiani dovette ritirare tutte le copie messe in commercio e correggere l’errore. Lo stesso libro, peraltro, richiamandosi accoratamente alla Costituzione, dimostrava di conoscere talmente poco la Carta da attribuire il testo della XII disposizione transitoria all’articolo 139, che invece riguarda la forma repubblicana dello Stato. Errori che, se commessi in altri ambiti, causerebbero il licenziamento in tronco per lo sprovveduto cronista. Ma, si sa, quando c’è da paventare il pericolo fascista si può anche non andare troppo per il sottile. Non vorrete mica far tacere una voce così scomoda?

Giorgio Nigra

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