Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 9 lug – Gli immigrati ci pagano o ci pagheranno la pensione? No, tutt’altro, dimostrato numeri alla mano. In compenso, nonostante quello che Boeri (e non solo lui) continua a ritenere un contributo imprescindibile ai conti pubblici, più passa il tempo e più dovremo fermarci al lavoro prima di poter godere dell’agognato assegnato Inps.

Se già dall’anno prossimo, complice la manovra varata dalla mai compianta Elsa Fornero, la soglia per uscire dal lavoro salirà a 66 anni e 7 mesi, questi diventeranno 67 tondi a partire dal 2019. Tutta colpa dell’adeguamento all’aspettativa di vita, parametro di riferimento reso strutturale nel calcolo. Ebbene, nonostante da più parti si segnali come la speranza di vita sia in realtà in diminuzione (il rapporto dell’Osservatorio sulla salute dell’Università Cattolica, ad esempio, ha rilevato come dal 2014 al 2015 si sia passati da 80,3 a 80,1 anni per gli uomini e da 85 a 84,6 anni per le donne) il governo è implacabile e così, per gli aggiornamenti dal 2023 in avanti, è previsto un incremento a botte di due mesi ogni volta.

“Con la conseguenza – spiega il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, in audizione alla commissione affari costituzionali della Camera – che l’età pensionabile salirebbe a 68 anni e 1 mese dal 2031, a 68 anni e 11 mesi dal 2041 e a 69 anni e 9 mesi dal 2051”. Dopo questa data, lo sforamento della soglia dei 70 anni per andare in pensione non sarà più un tabù.

Filippo Burla

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta