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Reggio Emilia, 30 set – L’Anpi diffama e non paga il conto. E’ l’incresciosa situazione che vede per protagonisti l’Associazione nazionale «partigiani» e la Onlus anti-pedofilia La Caramella Buona. Con sentenza del Tribunale di Reggio Emilia, a marzo di quest’anno il Giudice dott.sa Stefania Calò aveva condannato per diffamazione aggravata l’Anpi e il suo presidente nazionale, all’epoca dei fatti il senatore Carlo Smuraglia. I «partigiani» avevano infatti pubblicamente paragonato un’iniziativa della Onlus – da sempre impegnata nella difesa dei diritti dei minori – al «modello SS». L’Anpi, riconosciuta colpevole, era stata condannata a pagare un risarcimento di 20mila euro. Ebbene, a sette mesi di distanza gli eroi della Resistenza non hanno versato un centesimo, sostenendo di non avere in cassa i soldi per pagare l’indennizzo.

I fatti risalgono a cinque anni fa, quando la Onlus, fondata e presieduta da Roberto Mirabile, organizzò a Milano insieme a Branca Comunitaria (dell’associazione Lealtà Azione) un’iniziativa a tutela dei più piccoli in contrasto alla pedofilia. L’evento finì nell’impietoso mirino dell’Anpi, che diffuse comunicati di una gratuità inaudita per screditare l’incontro organizzato da La Caramella Buona. Arrivò a definire l’iniziativa, come detto, «modello SS», scrivendo che «dietro alla Caramella Buona si nascondono gruppi di estrema destra […] dietro un’iniziativa si celano i neofascisti, la cui ideologia si pone in aperto contrasto con i principi sanciti dalla Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza e con le leggi Scelba e Mancino», per poi chiosare chiedendo «l’intervento delle istituzioni cittadine perché venga impedita questa ulteriore offesa. Le uniche caramelle buone sono quelle antifasciste. Dice il proverbio: mai accettare caramelle dagli sconosciuti. Anche dai nazifascisti».

La Onlus presentò denuncia e il giudice condannò per diffamazione aggravata l’Anpi per «l’indubbia portata lesiva dell’immagine, dell’onore e della reputazione della Caramella Buona». Ma fino ad oggi i soldi non si sono visti. «La sentenza è di febbraio – afferma Monica Nassini, legale dell’Onlus che abbiamo raggiunto telefonicamente – io ho richiesto il pagamento al collega [il legale dell’Anpi, ndr] e non mi ha nemmeno risposto», denuncia. «Si è limitato a notificare l’appello chiedendo la sospensiva, affermando che l’associazione verrebbe privata del patrimonio necessario a sostenere le proprie attività». In ogni caso la sentenza è esecutiva come tutte quelle di primo grado, puntualizza Nassisi, «io ho quindi notificato la sentenza e il precetto. Ancora però non abbiamo ricevuto alcun pagamento. Procederò, laddove il pagamento della sanzione non sia ottemperato nei tempi, anche all’eventuale pignoramento». La Caramella Buona, insomma, non ha alcuna intenzione di farla passare liscia ai partigiani: «L’Anpi deve capire che non si può permettere di diffamare chiunque, non è nella posizione di poter dare patenti di democraticità o di legittimità ad altre associazioni. L’Anpi, fondamentalmente, si è sempre arrogata il diritto di poter diffamare. Avendo sbagliato, è giusto che paghi per il danno che ha provocato all’associazione».

Cristina Gauri

4 Commenti

  1. Spero che “la caramella buona” porti avanti la sua causa fino in fondo, e mandi sul lastrico l’ anpi, che è una inutile mangiasoldi che non dovrebbe esistere!

  2. Banda di vecchi rabbiosi e nuovi partigiani altrettanto rancorosi! Non hanno soldi? E la campagna di tesseramento di cani e porci? Pure taccagni! La natura è stata proprio maligna con loro: manco una dote positiva!

  3. anpi = gente over 50 h24 sul pc o smartphone a slatkerizzare gli altrui come enache la digos o la stasi farebbe, sono sociopatici psicopatici on line, il sistema si è premurato cerano parole orwelliana di coazione a ripetere di bojate quali_ bufale, stalking, lodicelascienza, lodicediMayo! Ches schifo odio la informatica!

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