Bologna, 6 apr — Se in una figura eletta alle Amministrative (consigliere comunale) si manifesta l’assenza desertica di qualsiasi contenuto e se ne ravvisa l’incapacità fisiologica di formulare un minimo di pensiero critico, cosa è meglio auspicare? Che si cimenti in analisi politiche o che parli di campi da frisbee? Per quanto riguarda il capo-sardina Mattia Santori, re del niente fatto programma politico, forse è meglio la seconda opzione: il danno è circoscritto e almeno ci strappa una risata. In un modo o nell’altro, purtroppo, i bolognesi se lo sono votato (la sardina è in forza Pd) e i bolognesi gli pagano il gettone presenza: tanto vale che  parli, per esempio, dell’annoso problema delle oche sbranate da feroci cani molossoidi.  

La Sardina fa l’elogio funebre delle oche 

Come è accaduto ieri in sede di consiglio comunale nella città delle Due Torri, dove Santori, con voce rotta dall’emozione ha denunciato — nel plumbeo silenzio dell’aula, non si sa se di cordoglio o di imbarazzo — il fatto increscioso di «due cani scappati al controllo» del padrone, che «si sono avventati» nientemeno che «sulle due oche che la famiglia Celli tiene nel giardino dell’abitazione».

Il focus della faccenda risiede proprio nell’illustre cognome della parte lesa, altrimenti chi se ne sarebbe fregato delle oche: di sicuro non un pesce lesso. La parte lesa è Davide Celli, figlio d’arte, anzi di scienza, del compianto etologo, entomologo e scrittore Giorgio Celli. Istituzione televisiva e giornalistica degli anni ’80, a lui va il merito, assieme a un altro etologo, Danilo Mainardi, di aver reso la scienza che studia il comportamento animale più accessibile agli italiani. Il figlio di Celli, consigliere comunale dei Verdi, vive a Monzuno, in collina, dove — per fare il Konrad Lorenz ai tortellini — si balocca allevando alcuni esemplari della famiglia degli Anserini. Si baloccava, visto che un indisciplinato Amstaff sfuggito al guinzaglio di qualche bòro, come li chiamano nella Capitale, ha pensato bene di farsi uno spuntino con detti pennuti. 

Santori non entra nei dettagli (per fortuna)

«È difficile, per chi, come me, non ha animali domestici, capire il rapporto che si sviluppa giorno dopo giorno fra una persona e un cane, figuriamoci fra un uomo e pennuti scontrosi e chiassosi. Non entro nei dettagli perché non sarei credibile». Non è credibile nemmeno se rimane fuori dai dettagli, ma transeat. «Caro Davide, hai portato in quest’aula castori, lupi, orsi e altri animali». Non si capisce se ce li abbia portati materialmente. «Oggi sta a noi portare il ricordo delle tue oche, le Raptor come le hai chiamate. Ti promettiamo che daremo voce delle tue battaglie, ma tu promettici che tornerai presto a farti sentire». Da come ne parla, sembra che a Celli serva un anno di lutto e veletta funebre per elaborare la perdita di alcuni animali da cortile. 

E infine, siccome non esiste più la mezza stagione, Santori chiosa con una pregna, inedita analisi: «In questi casi la colpa non è del cane ma del padrone che non rispetta una responsabilità che ha volontariamente deciso di assumersi. O degli allevatori che immettono sul mercato una quantità di razze molossoidi». Perché non è il freddo che dà fastidio, è più l’umidità che ti ammazza.

Cristina Gauri

 

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