Roma, 27 apr – Cognome del padre non più automatico per i figli, come rende noto Repubblica. Parla la Corte costituzionale e quindi, ahinoi, è come se parlasse Dio.

Cognome del padre, della madre, di tutti

Cominciamo col dire una cosa: sarà molto divertente vedere cosa accadrà. Non dannoso o positivo, sia chiaro, perché in fin dei conti abbiamo ben altri problemi di cui occuparci rispetto alle irrinunciabili battaglie progressiste. Ma certamente utile a strappare una risata. Specialmente se si legge il testo pubblicato su Repubblica medesima, dove sembra si parli di lavoro, di diritti sociali inalienabili per le donne. Drammi seri che le stesse donne stanno affrontando con enormi difficoltà, specialmente in questo periodo di crisi. Ma meno male che c’è la nostra bella corte a raggiungere il più alto degli scopi etici: “Decenni di attesa. Ma oggi – grazie alla Corte costituzionale presieduta da Giuliano Amato – le donne italiane conquistato un diritto storico, finora negato dall’articolo 262 del codice civile, quello di poter dare ai propri figli il proprio nome.  Cade un tabu, che la Corte inseguiva da un anno. Il 14 gennaio 2021 proprio la Corte, allora con il presidente Giancarlo Coraggio e con Amato relatore del caso, aveva affrontato la questione.”

Per poi partire con la storia di una lotta durata chissà quanto tempo, paragonabile alla liberazione degli schiavi o, chessò, al voto ottenuto dalle stesse donne ormai tanto tempo fa, se si tiene fede alla prestanza emozionale dell’intrepido autore del pezzo. Come a dire: se non altro ci rendete sempre le giornate leggere, cari progressisti liberal.

Una confusione generale

La domanda è lecita: perché? Quesito in realtà retorico, perché ben lo sappiamo, ma è impossibile non riproporlo, alla luce delle grandi lotte fucsia che caratterizzano la nostra disturbata (e divertentissima epoca). Risposta scontata: l’ennesima distrazione dai problemi reali del paese (che riguardano a volte gli uomini, a volte le donne, ma diremmo tutti, con le legittime differenze). Problemi enormi che riguardano il futuro del genere femminile, nella fattispecie, in modo ben più serio di un cognome appiccicato al posto di un altro.

Ma siamo sicuri che la possibilità di conferire al figlio entrambi le genitorialità – padre e madre – a breve sarà la soluzione ai veri mali. Tutti felici, e magari sazi di cognomi chilometrici. Sì, è qualcosa di esistente già in altre realtà nazionali, è vero. Dipingerla come la battaglia della vita però, scusate, è cosa ben diversa. E fa ridere. Tanto.

Stelio Fergola

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2 Commenti

  1. alez,anche l’ultimo baluardo di diritto maschile…
    quello di poter tramandare il nome di famiglia,sta cadendo.

    non che importi molto,a questo punto:
    ormai gli uomini hanno perso OGNI DIRITTO che avevano,sia nei confronti dello stato,
    sia nel matrimonio,sia nelle relazioni con le donne,sia nei confronti della propria moglie,sia nell’educazione e nei confronti dei figli.
    per noi sono rimasti solo i doveri…
    pesanti,continuativi e a lunghissimo termine.

    e siccome nessuna persona ragionevole si assume i doveri senza godere di corrispettivi diritti,
    prevedo un rapido crollo di tutta la società occidentale,
    per mancanza di uomini che “ottemperino”
    alle molte pretese di stato,donne e figli.

    la deriva MGTOW è solo l’inizio…
    e se ne accorgeranno presto,TUTTI.
    perchè nemmeno un cane,muove la coda per niente.

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