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Lecce, 2 apr – Donne, in tempo di lockdown fate scorta di assorbenti. E non per timore che gli scaffali dei supermercati ne restino sguarniti, come era accaduto per la carta igienica nel marzo 2020. No: non sia mai che, in caso di improvviso bisogno, vi capiti la disavventura vissuta da Alessia Ria, una ragazza di Collepasso (Lecce), che si è vista rifiutare la vendita dei presidi igienici da una cassiera del supermercato. Motivo? «La vendita di assorbenti è vietata dopo le 18, oppure, dimostri che si tratta di una necessità».



L’ordinanza che vieta la vendita di assorbenti nei supermercati dopo le 18

Dopo le 6 del pomeriggio, un’ordinanza decisamente poco empatica nei confronti delle donne fertili proibisce la vendita di prodotti che non rientrano nella categoria dei «beni di prima necessità». Per lo zelante legislatore — probabilmente un uomo, o alle brutte una donna in menopausa — i Lines non sono quindi strettamente necessari. Non più di giornali e sigarette, almeno. L’art. 2 dell’ordinanza regionale emanata dal Presidente Michele Emiliano recita infatti che, con decorrenza dal 27 marzo e fino al 6 aprile 2021, tutte le attività commerciali consentite dal DPCM del 2 marzo 2021, in zona rossa, chiudono alle ore 18:00. Ad eccezione delle attività di vendita di generi alimentari, carburante e combustibile, edicole, tabaccai, farmacie e parafarmacie. Certo, si può obiettare che gli assorbenti si trovano pure in farmacia. Ma i prezzi di tali esercizi sono gonfiati all’inverosimile.

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La corsa al supermercato

Per questo motivo la sventurata 22enne protagonista della vicenda, così come riportato dal Corriere Salentino, si era avventurata in un minimarket avendo l’ardore di sforare di ben 15 minuti (erano le 18:15) il limite orario per la vendita degli assorbenti. Davanti all’espositore dei prodotti per l’igiene intima campeggiava infatti il cartello recante la seguente scritta: «Informiamo la Gentile clientela che, causa emergenza Covid, dopo le 18 non è possibile acquistare prodotti presenti in quest’area». Data la necessità, la nostra Alessia preleva alla svelta una confezione dallo scaffale e si dirige verso la cassa.

Per gli assorbenti ci vuole l‘inspectio corporis

La risposta della cassiera non ammette repliche. «Non sono beni di prima necessità, deve lasciarli. La nuova normativa parla chiaro. Questi non sono prodotti che si possono comprare dopo le 18». A meno che non si esibisca «una certificazione dei carabinieri che ha il ciclo». Che meraviglia: siamo quindi tornati al bel sapore antico dell’inspectio corporis per acquisire il diritto di comprarsi un pacco di Tampax.

Alle rimostranze della ragazza la cassiera ha risposto che dura lex, e soprattutto, che i carabinieri avevano già fatto visita al minimarket nel corso della mattinata: la direzione non voleva «più rogne». Per soddisfare la propria necessità la povera Alessia avrebbe quindi dovuto rivolgersi a una farmacia —pagando un sovrapprezzo. Oppure arrangiarsi con mezzi di fortuna, oppure ricorrere alla sopracitata inspectio.

Lo sfogo sui social

Ad Alessia non è rimasto che tornare a casa e fare quello che fanno tutti quando hanno esaurito la pazienza: sfogarsi sui social. «Siamo arrivati all’assurdo. Questa sera sono andata a comprare due pacchi di assorbenti ma mi è stato vietato perché non sono considerati “beni di prima necessità. Quindi non solo sono considerati “beni di lusso”, non solo paghiamo il 22% di IVA, ma adesso devo anche privarmi di un qualcosa di cui io e miliardi di donne abbiamo bisogno ogni mese! Che facciamo, per questa zona rossa non facciamo venire le mestruazioni?»

Cristina Gauri

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