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Roma, 2 apr – I vaccini stanno finendo, regioni in allarme: Lazio e Veneto a rischio stop, denunciano il ritardo nella distribuzione delle dosi. Ma anche Friuli Venezia Giulia, Umbria e Puglia stanno esaurendo le scorte. Dal canto suo, il commissario per l’emergenza per l’emergenza Covid Figliuolo assicura che i vaccini stanno arrivando. Ieri in Italia ci sono state 282mila vaccinazioni nelle ultime 24 ore. Il massimo in un giorno dall’inizio della campagna. Numeri vicini all’obiettivo di 300mila somministrazioni al giorno fissato nel piano nazionale per la fine di marzo (anche se siamo ad aprile). Ma ora le dosi stanno finendo.



Piano vaccini, Lazio a rischio stop se non arrivano le 122mila dosi di AstraZeneca

Il Lazio rischia di dover interrompere le vaccinazioni se non arriveranno le 122mila dosi di AstraZeneca previste. “Se nelle prossime 24 ore non arrivano, siamo costretti nostro malgrado a sospendere le vaccinazioni”. Lo dichiara l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato. “Mi auguro che tale sospensione venga scongiurata – aggiunge D’Amato -. Abbiamo messo in esercizio una macchina imponente che non deve fermarsi. Da ieri notte abbiamo aperto le prenotazioni anche per l’età 66 e 67 e sono già oltre 36 mila i prenotati. Abbiamo un milione di prenotazioni da qui a maggio. Servono i vaccini!”.

Le dosi scarseggiano anche in Veneto

Anche il Veneto sta fronteggiando la penuria di dosi. E comincia a chiudere le porte degli hub dove finora sono state somministrate quasi un milione di dosi. Sono però soltanto 252.725 i cittadini che hanno completato il ciclo con i richiami, così l’indice di chi è già protetto dal virus è poco sopra il 5%. Il governatore Luca Zaia spiega che se ci fossero i vaccini la regione viaggerebbe a un buon ritmo. “Potremmo fare 80mila vaccinazioni al giorno con il personale messo in campo – sottolinea -, però ci servirebbe una fornitura di 80mila dosi al giorno“. Ieri invece sono state somministrate complessivamente 37.276 inoculazioni. Le scorte di vaccini non arrivano, nonostante l’allarme sia scattato da giorni.

Figliuolo annuncia che nei prossimi giorni arriveranno 1,3 milioni di dosi di AstraZeneca

Intanto il generale Figliuolo annuncia che nei prossimi giorni “arriveranno oltre 1,3 milioni di dosi di AstraZeneca”. Il commissario è stato a Cagliari per un sopralluogo nei due hub di vaccinazione, insieme al capo dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio. “Stiamo continuando nel nostro giro di verifica perché la macchina sia pronta quando a brevissimo avremo un’alta disponibilità di vaccini”. In merito fa presente che sono già arrivate oltre 500mila dosi di Moderna e sono state consegnate oltre un milione di dosi Pfizer. “Questo darà nuovo fiato alle trombe per poter fare il Piano in maniera coerente”, assicura.

Il governo conferma l’obiettivo di 500mila vaccinati al giorno (ma con quali dosi?)

Il governo (qui i dati aggiornati sul piano vaccini) conferma l’obiettivo di vaccinare 500mila persone al giorno entro fine aprile, con priorità ai più anziani e fragili. Ma, numeri alla mano, con gli otto milioni di dosi complessivi annunciati da Figliuolo per il mese di aprile si potrebbero vaccinare una media di appena 266mila persone al giorno. Poco più della metà dell’obiettivo prefissato. La colpa è dei continui tagli e ritardi delle aziende, che da contratto avrebbero dovuto consegnare oltre 28 milioni di dosi nel primo trimestre e invece ne hanno inviate soltanto la metà.

Pesano i ritardi di AstraZeneca: ha inviato solo un quarto dei vaccini pattuiti

In particolare pesano i ritardi di AstraZeneca, che ha inviato un quarto delle dosi rispetto alle stime di dicembre 2020. All’appello mancano anche due milioni del vaccino tedesco Curevac, non ancora approvato dall’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali. Infine, il monodose Johnson & Johnson, di cui sono attese oltre sette milioni di dose nell’arco del prossimo trimestre.

Il problema è che non ci sono date certe né la certezza che saranno rispettati gli accordi sulle quantità di dosi da distribuire. Il governo Draghi dal canto suo tiene l’Italia chiusa fino al 30 aprile perché prima bisogna vaccinare più persone possibile. Oltre al danno la beffa, dunque. Rischiamo di restare chiusi senza ridurre il ritardo del piano vaccini.

Adolfo Spezzaferro

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