Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 29 set – Incatenati davanti al Parlamento in piazza Montecitorio. Hanno passato la notte così i familiari dei pescatori italiani sequestrati in Libia dai militari del generale Khalifa Haftar. Una protesta eclatante per denunciare la mancanza di informazioni da parte del governo che continua a fischiettare sulla vicenda. I parenti dei marittimi di Mazara del Vallo, in ostaggio delle milizie della Cirenaica da ormai 28 giorni, pretendono giustamente delle risposte chiare da parte delle autorità italiane. Ma soprattutto esigono che il ministero degli Esteri faccia di più, e lo faccia subito, per riportare a casa i pescatori ingiustamente detenuti in Libia. “Mio figlio mi ha chiesto aiuto, mi ha detto che lì non possono restare”, ha raccontato a Quarta Repubblica la mamma di Pietro, uno dei due comandanti dell’imbarcazione sequestrata dai libici. “Io ho già perso in mare un figlio, devono liberarli – ha detto la donna – Siamo tutti disperati, avevamo fiducia nel governo, ma ci hanno tradito tutti, ci hanno abbandonato“.

Stamani anche gli attori siciliani Ficarra e Picone sono intervenuti sulla vicenda via Twitter: “Lo sapevate che 18 pescatori di Mazara del Vallo sono tenuti in ostaggio da oltre 27 giorni? Sapevatelo e dicetelo al governo. #Pescatoriliberi”.

Processo farsa?

Intanto però l’angoscia cresce di ora in ora e l’incubo diventa sempre più insopportabile. Tanto più che ieri è circolata una notizia affatto rassicurante: il tribunale di Bengasi vorrebbe processare a ottobre i pescatori italiani sequestrati. A rivelarlo ad Agenzia Nova è stato il generale Mohamed al Wershafani, dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) guidato da Haftar, il quale ha detto che l’accusa nei confronti dei nostri connazionale è di ingresso e pesca in acque libiche senza previa autorizzazione. La puzza di ricatto si sente lontano diverse miglia, perché dalla Cirenaica sono arrivate sparate di ogni tipo: dallo scambio con i trafficanti/calciatori detenuti in Italia, all’accusa di traffico di sostanze stupefacenti nei confronti degli italiani sequestrati.

I consigli della Farnesina

Il ministero degli Esteri italiano per ora si limita a sconsigliare le marinerie di pescare nelle acque dove è avvenuto il sequestro. Ma non ci dite… Mentre sul sito Viaggiare Sicuri, dell’unità di crisi della Farnesina, si legge: “La Libia ha dichiarato nel 2005 una zona di protezione della pesca su un’area di mare estesa fino a 74 miglia dalla propria costa e dalla linea che chiude idealmente il golfo della Sirte. In conseguenza di tale atto le autorità libiche applicano in maniera rigida misure sanzionatorie nei confronti delle imbarcazioni straniere impegnate in attività di pesca in detta area di mare che si concretizzano, frequentemente, nell’intercettazione, sequestro e detenzione dei pescherecci stranieri e dei loro equipaggi da parte delle autorità libiche e delle milizie locali. Sono state parimenti applicate consistenti sanzioni pecuniarie, oltre a provvedimenti di confisca delle imbarcazioni, delle attrezzature di pesca e dell’eventuale pescato. Nel 2017 la Libia ha inoltre dichiarato la propria area SAR (Search and Rescue) di ricerca e salvataggio dei migranti, adottando un’interpretazione rigida della SAR e dissuadendo l’intervento altrui in quell’area”.

Governo fantasma

Il punto è che la Libia in questo momento non esiste, perché spaccata in più parti. E la Cirenaica controllata da Haftar ritiene di avere la sovranità in questa cosiddetta Zona economica esclusiva, facendo riferimento alla rivendicazione unilaterale del 2005 di Gheddafi. “Qua Conte e Di Maio dove sono? Se fossero stati i loro figli – ha gridato in piazza Montecitorio la mamma di uno dei pescatori rapiti – si sarebbero mossi più velocemente, ma noi siamo da una settimana qui a chiedere un intervento che non sia quello di un portavoce”.

Eugenio Palazzini

Commenta