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Trieste, 29 gen – La consegna del Balkan segna definitivamente per l’Italia la tragica esistenza di debito eterno nei confronti dell’umanità intera. Il palazzo che oggi ospita la “Scuola per Interpreti e Traduttori” di Trieste verrà regalato alla comunità slovena. È questo il contenuto del messaggio che da giorni continua a girare a Trieste dopo che il 23 gennaio scorso il presidente Mattarella aveva confermato al presidente sloveno Borut Pahor la volontà di cedere il palazzo di via Filzi alla minoranza slovena.

Il palazzo

Costruito tra il 1901 ed il 1904, divenne sede dell’Hotel Balkan e “Narodni Dom” (Casa del Popolo) fino all’incendio che avvenne il 13 luglio 1920 per mano di alcuni terroristi sloveni e di cui abbiamo già avuto modo di parlare sulle pagine del Primato Nazionale. Il punto però è questo solo in parte: chi incendiò il “Balkan”? Secondo una ricostruzione storica divenuta ormai consolidata sarebbero stati i fascisti. Nonostante tale narrazione non corrisponda alla verità, oggi il popolo sloveno ne rivendica la restituzione per essere ripagato del grave danno subito un secolo fa. Strumentalità (evidente) del discorso a parte, il punto è che un palazzo di grande pregio storico e artistico, del valore di oltre 13 milioni di euro, verrà regalato a una comunità che nel corso del tempo non solo è già stata risarcita per il danno subito (rectius: autoinflitto) con la costruzione del Teatro Stabile Sloveno, ma che ha goduto, e gode tutt’oggi, di importanti finanziamenti e privilegi. Si pensi che solo quest’ultimo nel corso del 2018 ha ricevuto oltre 1.500.000,00 euro da parte di istituzioni italiane a fronte di circa 175.000,00 euro di contributi erogati dal Ministero per la Cultura della Repubblica slovena.

L’accordo sulla cessione

Da anni minoranza e governo sloveno chiedono con una certa insistenza la cessione della “Scuola per Interpreti e Traduttori” e dietro tanta ostinatezza c’è un motivo: la sede dell’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali. Era il 2017 e al Ministero degli Esteri c’era Angelino Alfano. A seguito della Brexit bisognava scegliere la nuova sede dell’Ema e tra le candidate c’erano Milano e Amsterdam. Durante un incontro tra il Ministro degli Esteri Karl Erjavec e il Ministro degli Esteri Angelino Alfano tenuto a Roma nel novembre 2017, il ministro sloveno ha espresso il sostegno della Slovenia alla candidatura italiana di Milano. In cambio di cosa? Lo si legge chiaramente sul sito dell’ambasciata slovena a Roma. Durante l’incontro “il Ministro Erjavec ha specialmente sottolineato questioni attuali riguardanti la minoranza slovena in Italia”. Tale ricostruzione trova poi conferma in un comunicato congiunto di Rudi Pavšič, presidente dello Slovenska Kulturno – Gospodarska Zveza e di Walter Bandelj, presidente dello Svet slovenskih organizacij, secondo i quali “esiste un accordo sottoscritto da […] Angelino Alfano e il Ministro degli esteri della Repubblica di Slovenia Fran Erjavec lo scorso novembre (2017, ndr)”. La vicenda, tuttavia, non è finita bene per l’Italia: da una parte abbiamo sottoscritto la cessione di un importante palazzo di Trieste e dall’altra non siamo riusciti a portare a casa la sede dell’Ema in quanto l’esito della votazione del Consiglio dell’Unione europea, avvenuta con scrutinio segreto, si è conclusa col sorteggio di Amsterdam.

La conferma di Mattarella

A margine del suo viaggio a Gerusalemme in occasione del Forum internazionale sull’antisemitismo, nella mattinata di giovedì 23 gennaio il Presidente Mattarella ha avuto un incontro con il Presidente della Repubblica di Slovenia, Borut Pahor, durante il quale il presidente italiano avrebbe confermato la cessione del palazzo di via Filzi alla minoranza slovena. Come riporta il quotidiano online dnevnik.si, Pahor ha ringraziato il Presidente italiano per il suo coinvolgimento nel processo di restituzione del “Narodni Dom” di Trieste alla minoranza slovena specificando, in particolar modo, che la cerimonia di consegna ufficiale si terrà nel giorno del centenario dell’incendio, il 13 luglio 2020.

Costi e conseguenze

Negli ultimi giorni continuano a susseguirsi gli incontri tra Italia e Slovenia per definire il passaggio definitivo dell’immobile oggi proprietà dell’Università degli Studi di Trieste. Durante quello del 27 gennaio, avvenuto tra Achille Variati, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’interno ed i rappresentanti del Ministero, del Governo regionale, del Consolato sloveno a Trieste, del Comune di Trieste, dell’Università di Trieste e delle organizzazioni slovene in Italia i punti maggiormente critici che sono emersi sono due: chi diventerà il proprietario della struttura e chi si dovrà accollare le spese per il mantenimento della stessa.

Le spese per lo “sfratto” della Scuola superiore per interpreti e traduttori saranno ovviamente a carico dello Stato italiano. La sede, universitaria, infatti, dovrebbe traslocare in via dell’Università 7 una volta recuperato il vecchio edificio della Facoltà di Lettere e filosofia per il quale sarebbero già stati messi a disposizione dell’ex governo gialloverde 14 milioni di euro. Ma su questo non vi è certezza: in assenza di comunicazioni precise, l’apprensione da parte degli studenti è tanta, soprattutto considerando che, in un’università d’eccellenza quale la SSLMIT di Trieste, la maggior parte del corpo studentesco è costituito da studenti fuori sede provenienti da ogni parte d’Italia e d’Europa. Se il trasferimento sembra ormai essere una certezza, più incerta rimane la destinazione e le alternative proposte che al momento sono destinate a causare non pochi disagi agli studenti fuori sede che risiedono per la maggior parte in zone limitrofe al loro dipartimento e che si vedranno molto probabilmente costretti a frequentare le lezioni e sostenere gli esami in strutture lontane dalle loro abitazioni.

Una visione globale

Al di là di una ricostruzione storica che continua a destare perplessità, stiamo parlando di vicende di 100 anni fa per le quali l’Italia si appresta a privarsi di un importante palazzo, da un lato, e di una spesa ingente, dall’altro. Di più, sul piatto della bilancia vanno messe almeno altre due considerazioni.

La prima: l’assoluta mancanza di reciprocità nel riconoscimento di vicende storiche del passato. Se, infatti, l’Italia ha preso posizione in molti casi su vicende passate (comprese quelle basate su ricostruzioni di parte come quella di specie), altrettanto non può dirsi per la Slovenia che sul tema dell’esodo e delle Foibe continua a tenere una posizione, a voler essere buoni, ambigua.

La seconda: se di torti da ripagare si vuole parlare, allora forse qualcosa da farsi perdonare ce l’ha anche la Slovenia. Ed è inutile che la repubblica transfrontaliera continui a fare la parte della vittima con un credito eterno nei confronti dell’Italia perché, a dirla fuori dai denti, si potrebbe ricordare ai nostri vicini che migliaia di esuli aspettano ancora la restituzione di case e terre espropriate dal regime titino a guerra finita. Così come, si potrebbe ricordare alla Slovenia che i milioni di euro dati alla minoranza slovena da parte dell’Italia sono un’esagerazione se consideriamo le tutele di cui gode la minoranza italiana in Istria.

Ma entrambi questi aspetti sono dei tabù soprattutto per una parte politica che sembra più intenta a chiedere scusa piuttosto che a ricordarsi che l’Italia è una nazione con una propria dignità. E quando questa politica di inetti prova a mercanteggiare, si ritrova a fare l’eschimese che compra il ghiaccio a peso d’oro.

Francesco Clun

 

7 Commenti

  1. Evidentemente, il sig. Francesco Clun interpreta la storia a modo suo, senza citare nessuna fonte storica. Il suo livore contro gli Sloveni, tipico dei gianizzeri di origini slovene, è al contempo assai poco razionale. Per riparare ai torti commessi dallo stato Italiano non solo nel ventennio, ma anche dopo – verso gli esuli di origine slovena, migranti economici e politici, invito il signor Clun a ripristinare il suo cognome originale “Klun” – in base alla legge 38/2001 è un po’ più facile rispetto al passato (quando lo stato italiano esigeva in cambio una somma non indifferente tra carte bollate, vari diritti e pubblicazioni). Per quel che riguarda le Foibe, spiace avere dall’altra parte un governo sloveno che è un eufemismo chiamare “sottoposto”. Infatti da ricerche storiche presso testimoni oculari, si sa per certo che i primi a gettare persone nel Šoht di Basovizza non sono stati i titini, ma la guardia civica che in tal modo si sbarazzava di partigiani e attivisti della lotta di liberazione (vedi testimonianze riportate nel libro “Fojba laži”- Una foiba di bugie di Miloš Ivančič). Giova inoltre ricordare a coloro che pensano che la storia della seconda guerra mondiale sia iniziata nel maggio del 1945 che durante il processo di Norimberga si è convenuto che il peggiore delitto è il delitto di AGGRESSIONE. Chi ha aggredito chi?

  2. La cosa che maggiormente mi fa rivoltare la budella è che il “signor” Mattarella sarà a Trieste per calare le brache a chi in città in passato ha seminato morte e terrore, ma non ha ritenuto opportuno esserci per presenziare ai funerali di stato dei due Agenti di Polizia barbaramente uccisi da un scimpanzuomo in Questura… a lui rivolgo solo un pensiero: SI VERGOGNI!

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