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Roma, 24 mar – “Tra pisani e lucchesi si trova sempre un’intesa“: con questa battuta ironica Enrico Letta commenta lo scontro in atto nel Pd con Andrea Marcucci. In effetti il braccio di ferro tra segretario e capogruppo al Senato ricorda l’antica rivalità tra le due città toscane. Rivalità mai sopita e che ancora oggi si manifesta nel derby calcistico. Ma perché Letta ha fatto l’infelice battuta? Perché a quanto pare Marcucci non ci pensa proprio a mollare la poltrona di capogruppo a Palazzo Madama solo perché il segretario vuole piazzarci una donna d’imperio.

Letta chiede che i capigruppo Pd di Camera e Senato siano donne

Tutto comincia con la richiesta del neosegretario dem – arrivato da Parigi per risollevare il partito – di eleggere due donne alla guida dei gruppi di Camera e Senato, perché nel Pd ci sono poche figure femminili nelle posizioni apicali. “Un partito come il nostro, organizzato con vertici tutti uomini, semplicemente in Europa non ha cittadinanza – si straccia le vesti Letta, che ha messo molte donne nella nuova segreteria dem -. Un uomo segretario, due capogruppo maschi, tre ministri maschi nei governo, cinque presidenti di regione maschi: questa è la nostra prima fila. E’ irricevibile. Vi chiedo di aiutarmi. So che chiedo un sacrificio gravoso a Marcucci e Delrio”.

Delrio accetta e si fa da parte

Proposta subito accolta dal capogruppo a Montecitorio Graziano Delrio, che si è fatto da parte. “La sfida di Enrico Letta e del Partito Democratico per la parità di genere è la mia sfida – ha detto Delrio -. Per questo mi faccio da parte per una soluzione che porti una donna alla guida dei deputati Pd. Decideremo insieme per il bene di una grande comunità politica”.

Marcucci non ci sta: “Bisogna interrompere la tradizione di segretari sempre uomini”

Tutt’altra musica invece per quanto riguarda Marcucci, ex renziano di ferro. Infatti dopo aver convocato per domani un’assemblea per votare il nuovo capogruppo al Senato, ha fatto sapere che potrebbe ricandidarsi. Anche perché la richiesta di Letta è stata rimbalzata. “Purtroppo, temo che la tua proposta sia troppo generica. Io voglio coerenza – ha detto Marcucci -, bisogna interrompere la tradizione di avere segretari sempre uomini“. Come a dire, se devo mollare la poltrona per fare largo a una donna, perché non lo fa anche il segretario? Letta dal canto suo rilancia: “Chiedo ad Andrea generosità, anche nel gestire con voi questo passaggio. Evitiamo di stare settimane sui giornali su questi temi interni. Io guardo solo alla mia coscienza e responsabilità”, assicura il segretario.

“Volete un partito dove non si discutono le decisioni del capo? Il Pd non sarà mai così”

Dal canto suo, Marcucci prende tempo ma non sembra intenzionato a mollare, anzi. “Convoco l’assemblea giovedì mattina alle ore 9 per eleggere il nuovo capogruppo. Io mi prenderò 24 ore per decidere cosa fare e lo farò come sempre ho fatto in questi anni, parlando con i miei colleghi e anche questa volta deciderò con loro, non deciderò da solo”. Poi il capogruppo al Senato avverte Letta che non ci sta a farsi dare ordini. “Credo fortemente in un partito libero, che discute, litiga, si confronta e si conta. Siamo gli unici a farlo e ne sono orgoglioso. Volete un partito del capo, dove non si discutono le decisioni del capo? Il Partito democratico non sarà mai così“.

Il pisano Letta e il lucchese Marcucci troveranno un accordo? La storia ci dice di no

Il pisano Letta e il lucchese Marcucci troveranno un accordo? La storia ci insegna che sarà molto difficile. Certo, è pur vero che, a guardarli bene, nessuno dei due – soprattutto il segretario – ha il physique du role di un Castruccio Castracani o degli altri grandi condottieri dei tempi delle guerre tra le due città toscane. Staremo a vedere.

Adolfo Spezzaferro

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