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Bergamo, 8 apr — Assicura di essersi «sentito benissimo» sin dal giorno successivo al trattamento con gli anticorpi monoclonali: Andrea Marchi, 44enne bergamasco positivo al coronavirus, racconta al Corriere Bergamo la sua esperienza con la terapia anti Covid somministrata in day hospital che promette l’85% di guarigioni senza passare dall’ospedalizzazione. 

La rivoluzione dei monoclonali

Una vera e propria rivoluzione quella dei monoclonali: dal giorno della loro introduzione in Italia si moltiplicano i riscontri positivi dei reparti Covid in cui vengono utilizzati per scongiurare lo sviluppo di forme più virulente della malattia nei soggetti più fragili. E «soggetto fragile» è anche il nostro Andrea Marchi. Impiegato in una banca orobica, riferisce di soffrire da due anni di una malattia neurologica che lo rende soggetto a rischio: i polmoni sono il suo punto debole.

Inserito nella lista

Una volta appreso di essere positivo al tampone, il medico di base ha inserito il suo nominativo in una lista per la terapia a base di anticorpi monoclonali, di recente introduzione anche nella Regione amministrata da Fontana. Sono 17 i centri autorizzati ad applicare questo trattamento in Lombardia.

Il contagio in banca

«Mia moglie è cardioradiologa all’ospedale di Alzano — racconta —, in casa c’è disinfettante ovunque. Lei ha sempre tenuto la mascherina quando era vicina a me e a mia figlia». Marchi riferisce di aver contratto la malattia nella filiale di banca dove è impiegato, poco dopo il rientro in presenza. «Una collega si è ammalata, io l’ho saputo qualche giorno dopo». Nonostante la grande attenzione e l’uso scrupoloso dei dpi, Marchi risulta positivo al tampone. «Devo essermi contagiato toccando qualcosa», ipotizza. Scatta la corsa dal medico di famiglia che, data la condizione del 44enne, lo inserisce nella lista della terapia a base di monoclonali all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

La somministrazione dei monoclonali

La chiamata della struttura ospedaliera avviene il giorno stesso. Per beneficiare appieno di tale cura é infatti fondamentale agire tempestivamente, entro 72 ore dalla comparsa dei primi sintomi. «Avevo solo un po’ di affanno, ma mi hanno spiegato che la cura funziona solo nelle prime fasi della malattia». L’iter terapeutico dura all’incirca tre ore, tra somministrazione della flebo e periodo di osservazione. L’uomo è sorpreso del risultato immediato: «Già dalla mattina successiva mi sentivo benissimo. Poi è iniziato il monitoraggio da parte della centrale Iml di Bergamo: due volte al giorno dovevo comunicare temperature, pressione, saturazione e glicemia».

L’ultimo tampone effettuato su Marchi rivela una carica virale molto bassa. Intanto, il paziente prosegue con l’isolamento in attesa della negativizzazione. «Devo dire grazie al mio medico, che si è subito attivato e mi ha messo in lista per le cure coi monoclonali». In questi casi, l’azione tempestiva è fondamentale.

Cristina Gauri

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