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Roma, 13 apr- Tutto è lecito in guerra e in amore e chi tra i partigiani del Ddl Zan sta usando la storia commovente di Malika lo sa bene: ci sono cose che conviene raccontare e cose che è bene tacere. La storia tragica della ragazza cacciata via e minacciata di morte dalla famiglia perché lesbica è utile per spingere una legge contro l’omofobia: meno lo è porre l’accento sul fatto che la famiglia della povera Malika è di fede islamica …

Malika, vittima di omofobia e simbolo del Ddl Zan

Prima di tutto i fatti o almeno ciò che viene raccontato da Malika stessa, diventata in poco tempo l’ennesimo simbolo della necessarietà del Ddl Zan contro l’omofobia. Malika Chahly, 22enne, è stata cacciata di casa dalla sua famiglia perché omosessuale e minacciata di morte da chi dovrebbe amarla. “Se tornate   ti ammazzeremo, meglio 50 anni di carcere che una figlia lesbica”, ha detto la madre alla figlia. E ancora: “Voi  siete una schifezza, se ti vedo ti ammazzo”. “Non entrare in questa casa perché ti taglio la gola. Ti auguro un tumore, sei la rovina della famiglia, meglio una ragazza drogata che una lesbica”. La ragazza è stata costretta a chiedere aiuto alla polizia per rientrare almeno in possesso delle cose che aveva in casa.

Fedez se la prende con Pillon e i cattolici, ma …

Tutto giustamente condannabile e il corollario di hype mediatico che ha circondato la vicenda della sventurata Malika non ci sorprende: come prevedibile, è diventata l’ennesima testa di ariete per il Ddl Zan e ha ricevuto d’istante la solidarietà dei collettori social delle tesi di Alessandro Zan, Fedez e Elodie. Il primo ha anche elaborato una sua teoria sociale, utilissima alla narrazione della deriva omofoba italiana: . “I vari Pillon, associazioni cattolico-estremiste, antiabortisti ci tengono sempre a ricordarci che amare una persona dello stesso sesso sia contronatura e quindi non meritevole di pari diritti rispetto alle persone da loro considerate “normali”. Io credo invece che quello che ho appena visto sia contronatura, il rifiuto di una figlia da parte di una mamma attaccata ad uno stigma sociale. Che, purtroppo, è ancora vivo perché estremamente attuale nella nostra società cosiddetta “civile” e ancor più triste costantemente alimentato“.

Ma perché non dicono che la famiglia è di fede musulmana?

Già, c’è solo un dettaglio non di poco conto nella storia di Malika: prima di tirare di nuovo per la collottola il senatore Pillon, temibilissimo cattolico, Fedez avrebbe dovuto informarsi. La famiglia di Malika è di religione musulmana. Sapete chi ha scoperchiato il vaso di Pandora, risalendo ad un sito addirittura francese? Il portale Feminist Post altro che Pillon, con un articolo nel quale si evidenzia come questo dettaglio sia stato “deliberatamente omesso dai media”. Malika  ha un fratello che si chiama Samir, il papà si chiama Aberrazak, mentre la madre è italiana. E’ sufficiente cercare il padre su Facebook per vedere la ridente famiglia immortalata con tutte le donne che indossano il velo in occasione di una festa. Certo, questo non è abbastanza per certificare che la famiglia della ragazza sia tradizionalista islamica, ma di certo non possiamo addebitare questo episodio ai soliti cliché un po’ vintage sugli italiani baffo nero, mandolino e sogno del maschio forte.

L’omofobia non è un’emergenza culturale italiana

Non ci sono commenti da fare su questa vicenda, tranne uno: Malika è vittima di discriminazione (fino a prova contraria, il beneficio del dubbio si concede sempre), ma il suo caso, non ce ne vogliano i paladini del Ddl Zan non c’entra una cippa lippa con i sempre cattivi cattolici come Pillon, né con la cultura italiana del 2021. E il fatto che l’estrazione culturale della ragazza di Castelfiorentino non sia mai stata contemplata è senz’altro segno di cattiva fede: renderla nota avrebbe reso più difficile il processo di “martirizzazione” ad opera di noi tutti. Semplicemente, per gente come Fedez, è molto più facile – e anche sicuro – prendersela con i cattolici. Ad attaccare come retrogradi una famiglia di immigrati musulmani si perde un po’ la faccia petalosa di amico di tutto il mondo. Stiamo con questo giustificando le parole rivolte a Malika? Certo che no. Ma continuiamo a credere che l'”emergenza omofobia” non esiste e che in Italia le priorità non sono quelle del Ddl Zan.

Ilaria Paoletti

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