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Ancona, 9 feb – Ugo Maria Filisetti, direttore generale dell’Ufficio scolastico della Regione Marche, durante un proprio intervento per il Giorno del Ricordo in Consiglio regionale: ha baciato la bandiera d’Italia e reso il giusto tributo ai Martiri delle Foibe. Un gesto che ora più che mai ha valore.



Foibe e i “revisionismi” alla Gobetti

Troppo spesso durante il Giorno del Ricordo si assiste al riemergere di tesi giustificazioniste se non addirittura negazioniste. Quest’anno abbiamo avuto perfino il caso del pamphlet del filo-titino Eric Gobetti E allora le Foibe?, pubblicato dalla prestigiosa casa editrice Laterza, libricino che fin dal titolo si propone di screditare la tragedia degli infoibati e degli esodati.

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Reticenza a parlare della tragedia

Nonostante questo genere di attacchi non reggono il confronto di fronte alla realtà storica, finendo per essere facilmente smentiti dai fatti e dalle documentazioni, riescono ugualmente ad inquinare il dibattito riguardo il Giorno del Ricordo. Non solo in maniera diretta, dando cioè spazio a tesi false e svilenti della nostra memoria condivisa, ma anche, più sottilmente, in maniera indiretta. C’è quasi una reticenza nel parlare del dramma delle Foibe, un volersi nascondere davanti alle implicazioni terribili di quegli avvenimenti, una sorta di excusatio non petita accusatio manifesta.

Filisetti e l’omaggio ai caduti delle Foibe

Per tutti questi motivi, ha ancora più valore la scelta di Ugo Maria Filisetti, direttore generale dell’Ufficio scolastico della Regione Marche, il quale, durante un proprio intervento per il Giorno del Ricordo in Consiglio regionale ha baciato la bandiera d’Italia e reso il giusto tributo ai Martiri, dichiarando a piena voce: “onore ai caduti delle Foibe, onore agli italiani che subirono l’Esodo dalle loro terre, onore all’Italia!” . Un gesto semplice e allo stesso tempo simbolico, che arriva al termine di un discorso nel quale Filisetti ha ricordato il martirio ed il calvario di tanti nostri connazionali la cui sola colpa era quella di essere italiani.

Filisetti fa impazzire la sinistra (di nuovo)

Filisetti aveva già avuto il merito di far impazzire la sinistra. Giusto qualche mese fa una sua lettera indirizzata agli studenti per celebrare il 4 novembre aveva provocato il solito circo mediatico del mondo antifascista. Gli alfieri del politicamente corretto non avevano digerito che nel giorno della Vittoria italiana nella prima guerra mondiale si celebrasse appunto la Vittoria italiana nella prima guerra mondiale. Dall’Anpi al Partito Democratico, passando per l’immancabile Berizzi, erano piovute critiche e attacchi verso Filisetti, fino a chiederne le dimissioni. Valori come lo spirito di sacrificio, l’impegno civico, e l’amore verso la propria patria, a cui Filisetti si richiamava nella lettera, sono evidentemente troppo per la sinistra nostrana, che ha addirittura tentato di vedere in essi una sorta di mascolinità tossica o di fascismo latente. Con buona pace dei censori del pensiero unico, però, la lettera di Filisetti è piaciuta. O almeno deve essere piaciuta ai tantissimi che gli hanno scritto per ringraziarlo e complimentarsi con lui.

La prova di educatore di Filisetti sulle Foibe

Con le parole di oggi e con il bacio alla bandiera d’Italia, cucita assieme a quelle d’Istria, Fiume e Dalmazia, Filisetti si dimostra ancora una volta un uomo libero, capace di dare dignità intellettuale a pagine di storia che sono state a lungo tenute nascoste. Un coraggio non convenzionale, soprattutto alla luce degli attacchi ricevuti. Filisetti ha dato prova di prendere molto sul serio il proprio ruolo di educatore. Un ruolo che porta avanti con passione, senso del dovere, e grandi capacità intellettuali. Un uomo capace di sfidare i dogmi del politicamente corretto, rimanendo in piedi in un mondo di rovine.

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1 commento

  1. E onore al Direttore.
    Del resto nel porto di Ancona è presente, ed ancora in buone condizioni, la seguente epigrafe: “Di fronte al mare che li unì nei secoli, a 20 anni dall’abbandono della patria dalmata e della nativa città distrutta, gli esuli di Zara e di Dalmazia nella città di Ancona il ricordo rinnovano. Sia fecondo agli uomini tanto dolore. Addì XIX settembre MCMLXV”

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