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Milano, 25 gen – Non è un caso di omonimia. Quell’Alfredo Belli Paci candidato con il Movimento Sociale Italiano alle elezioni politiche del 1979 è proprio il marito di Liliana Segre. Ieri era iniziata a circolare la notizia, con la schermata tratta dall’archivio storico elettorale del ministero dell’Interno a fare il giro dei social: un gruzzolo di 698 preferenze raccolte nella circoscrizione Milano-Pavia nelle liste dell’Msi-Dn. Oggi arriva la conferma, con le interviste rilasciate da Luciano, figlio di Alfredo Belli Paci, alla Verità e al Giornale. “Non le nascondo che fu un periodo difficile per lei e che la scelta di mio padre portò a delle lacerazioni nei nostri rapporti. Fin quando poi si decise a mollare tutto e a fare l’avvocato, da solo e poi insieme a me”, spiega Luciano Belli Paci al Giornale. 

Quasi 700 preferenze per il marito della Segre con l’Msi

Alfredo Belli Paci era un uomo di destra, non un fascista

Nonostante la candidatura missina, il marito di Liliana Segre (deceduto nel 2008), non era certo un fascista convinto. A farne un ritratto è sempre il figlio Luciano, uomo di sinistra e candidato alle ultime elezioni politiche con Liberi e Uguali. Scrive Francesco Borgonovo sulla Verità: “Alfredo, classe 1920, fu un internato militare italiano. Era cattolico, monarchico, non fu mai fascista. Anzi, rifiutò di arruolarsi nelle file della Repubblica sociale. Dopo la guerra e la prigionia, si laureò in giurisprudenza e divenne avvocato. Rimase sempre un conservatore, e furono proprio i suoi ideali a spingerlo verso la candidatura. Come spiegano fonti vicine alla famiglia, Belli Paci era amico dell’ammiraglio Gino Birindelli, che a metà degli anni Settanta fu tra gli animatori della Costituente di destra, una sorta di componente moderata del Movimento sociale, che nel 1977 diede vita a una scissione e alla costituzione di un nuovo partitino chiamato Democrazia Nazionale – Costituente di Destra”.

Un anticomunista preoccupato dall’avanzata delle sinistre

Sempre secondo il figlio Luciano la scelta del padre di schierarsi con l’Msi “fu dovuta al clima che si respirava in quegli anni a Milano. Pur non essendo un post fascista, Alfredo era un uomo di destra, ed era impensierito dall’avanzata delle sinistre, parlamentari e non. Da anticomunista scelse di entrare in lista con il Movimento sociale, che (tramite anche la Costituente) aveva iniziato ad aprirsi a varie componenti, facendo entrare monarchici, liberali, persino partigiani e antifascisti”. Insomma Alfredo Belli Pci non fu un militante missino tout court, non si fece mai la tessera, ma si candidò nelle liste del partito di Giorgio Almirante da indipendente.

La scelta missina e le tensioni in famiglia

Una scelta che ebbe ripercussioni sulla famiglia. Scrive sempre Borgonovo sulla Verità: “Liliana e Alfredo, in quel periodo, si allontanarono. Secondo il figlio Luciano fu proprio la militanza a separarli: lei non comprese e non accettò la decisione di sostenere il Movimento sociale, che pure dimostrava la volontà di iniziare a rompere con l’antisemitismo, un processo che avrebbe definitivamente portato a termine qualche tempo dopo. Furono anni dolorosi, pare. Alla fine, fu proprio Alfredo a risolvere la situazione. Dovette scegliere tra la pace e l’armonia famigliare da un lato, e la lotta politica dall’altro. Scelse la famiglia. Abbandonò il lavoro politico attivo e si dedicò con profitto alla professione forense”.

La Segre contro la via ad Almirante

Alla fine dunque il marito della Segre abbandonò l’impegno politico, ma resta il fatto che si candidò con un partito “post-fascista” come l’Msi. E, nonostante le divergenze, Liliana decise di rimanergli accanto. Un atteggiamento diverso da quello avuto in questi giorni dalla senatrice, che si è scagliata contro l’intitolazione di una via allo storico segretario missino: “Una via Almirante a Verona? Oh, povera strada!“, aveva detto la Segre ricordando che poco tempo fa la città scaligera le aveva concesso la cittadinanza onoraria.

“Mi chiedo se sia lo stesso Comune. Le due scelte sono di fatto incompatibili, per storia, per etica e per logica. La città di Verona, democraticamente, faccia una scelta e decida ciò che vuole, ma non può fare due scelte che sono antitetiche l’una all’altra”. Eppure la stessa storia della famiglia Belli Paci-Segre sembrerebbe dimostrare il contrario, con scelte sicuramente difficili e mal digerite, ma che in ogni caso non hanno portato a fratture definitive o atteggiamenti censori. Ma forse sono dinamiche troppo complesse per i tempi di oggi, dove la semplificazione estrema e il tifo da stadio fagocitano tutto.

Davide Di Stefano

8 Commenti

  1. …intitolare la strada ad Almirante con una piccola dicitura, sulla targa, che menzioni il marito della segre…. ;-))))

  2. Ma i giudei (lasciamo gli ebrei ai tempi della Bibbia: quelli di oggi si chiamano GIUDEI) mica sono comunisti o liberali: sono “anti-chiunque-non-sia-come-noi-e-ce-l’abbia-con-noi-che-gli-aizziamo-i-giudici-contro”…

  3. Questo denota quanto sia intelligente questa donna e tutto lo staff che la circonda. I cretini cognitivi purtroppo ci saranno sempre.

  4. Il livello e la qualità dei nostri senatori sono davvero significativi…, da un pezzo. C’è poco da meravigliarsi.

  5. io sarò stupido però ancora non ho trovato nessuno che mi sappia dare una spiegazione vera del perché la Segre sia stata nominata senatrice a vita…”per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale” cioè? essere sopravvissuta ad un campo di concentramento è motivo di merito? e mio nonno sopravvissuto a più di una guerra? “encomio solenne” ma niente pensione?

  6. Il figlio dovrebbe VERGOGNARSI ! blatera di un debole padre (che non è più …) che s’ è iscritto
    ad una sorta di Golf Club sfigato , per superficialità …..

    Coglione , appartenente ad un partito col nome da malattia venerea …… e comunistaccio .
    LEU – LUE

    Tuo padre si candidò in un anno degli ANNI DI PIOMBO …. conosci ? essere Missino poteva costarti la vita , se i fascisti usarono il manganello , i tuoi VILI compagni usavano pesanti
    chiavi inglesi e la P38 !!!! e SEMPRE almeno in 10 contro 1 ……

    Io ero un semplice militante , anche se di semplice ad essere missino non v’era nulla , non un candidato , quindi non uno ESPOSTO , eppure giravo armato ed ho perso solo di recente l’ abitudine di sedermi nei posti pubblici GUARDANDO l’ ingresso ….
    Troppi i Bar ed i ristoranti ASSALITI dalle BESTIE ROSSE a colpi di molotov ….

    E per mia fortuna abitavo nella città più NERA d’ Italia ;
    Tanti i miei coetanei ed i candidati Missini UCCISI o Feriti gravemente dai tuoi compagnucci antifa . Studia la Storia ASINO , e smetti d’ insultare la memoria di tuo padre con ridicole cazzate .

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