Voghera, 13 ott — La procura della Repubblica ha chiuso le indagini su Massimo Adriatici, l’ex assessore alla Sicurezza di Voghera che il il 20 luglio 2021 sparò e uccise il 39enne marocchino Youns El Boussettaoui a causa di un diverbio. Dovrà rispondere dell’accusa di eccesso colposo di legittima difesa e non di omicidio volontario come avevano chiesto i legali dello straniero.

Adriatici, chiuse le indagini: rinviato a giudizio

E’ stato il difensore di Adriatici a confermare la notifica dell’atto. «Prendiamo atto — dichiara — con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini di come, all’esito di un articolato e sereno lavoro svolto dalla Procura, nonostante i tentativi di condizionamento con le farneticanti ipotesi prive di pregio giuridico sostenute da una parte della stampa, che la contestazione è quella di un eccesso colposo di legittima difesa».

La dinamica dell’aggressione 

Stando alle carte che certificano l’avviso di chiusura delle indagini, Adriatici subì un’aggressione dal marocchino che gli sferrò una «violenta manata al volto» che causò «l’improvvisa caduta a terra e la perdita degli occhiali che inforcava». Successivamente El Boussetaoui «si avvicinava ulteriormente chinando il busto verso di lui per colpirlo di nuovo». In quel momento l’ex assessore fece partire un colpo dalla sua Beretta modello 21 calibro 22. La reazione di Adriatici sarebbe stata sproporzionata rispetto al pericolo, ma non intenzionale e puramente per legittima difesa. «Valuteremo — sottolinea il legale — quali iniziative difensive intraprendere, ritenuto che il nostro assistito abbia agito in un contesto di piena legittima difesa. È chiaro che in ogni caso, in questa triste vicenda, il ruolo dell’avvocato Adriatici è stato quello dell’aggredito che si è difeso».

El Boussetaoui: una lunga carriera di criminale e clandestino

El Boussetaoui risultava irregolare sul suolo italiano e senza fissa dimora. In oltre 10 anni aveva accumulato numerosi ordini di allontanamento dal territorio Ue, sempre inevasi. Oltre ai reati di ingresso illegale nel territorio dello Stato e immigrazione clandestina, nel passato del marocchino vi sono reati come minacce, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. Il suo «curriculum» criminale vanta anche un arresto per spaccio di droga e numerose denunce e arresti per produzione e spaccio di stupefacenti. L’immigrato era stato incriminato anche per evasione, reati di falsità in scrittura privata, falsa attestazione, falsità materiale, uso di atto falso e truffa. Non da ultimo, ricettazione e porto d’armi e oggetti atti a offendere.

Cristina Gauri

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