Verona, 9 ago — Sequestrata per dieci giorni da un marocchino che l’ha tenuta rinchiusa in un capannone senza finestre, privandola dei vestiti, prendendola a calci e pugni perché si rifiutava di avere rapporti sessuali con lui: è l’inferno vissuto da una donna, trasferitasi a fine luglio in provincia di Verona insieme a un’amica e catapultata senza quasi accorgersene in un’incubo di violenza insensata e prevaricazione. La ragazza è riuscita a scappare da quell’incubo il 5 agosto, approfittando di un attimo di distrazione del proprio aguzzino. Lo riporta Leggo.

Sequestrata e picchiata senza pietà da un marocchino

Pochi giorni dopo il trasferimento la vittima aveva raggiunto un casolare abbandonato occupato da immigrati, tra cui l’uomo che stava per diventare il suo aguzzino, un 52enne magrebino con svariati precedenti. Tra i due non c’era mai stato nulla, solo qualche telefonata e alcuni incontri per sniffare assieme cocaina, ma senza coinvolgimenti affettivi o sessuali di alcun tipo. La situazione è degenerata ben presto e una mattina, al risveglio da una serata di bagordi a base di cocaina, la donna si era ritrovata a fianco del marocchino, il quale le aveva comunicato che non l’avrebbe più lasciata andare. Le aveva fatto togliere i vestiti e sequestrato il cellulare, chiudendola a chiave in un capannone un tempo adibito a pollaio.

Botte continue

Due volte al giorno le portava poco cibo e della cocaina che lei assumeva, come ha raccontato alle forze dell’ordine, per estraniarsi da quella situazione infernale. Il marocchino le chiedeva in continuazione di avere rapporti sessuali e al rifiuto di lei la picchiava selvaggiamente con calci e pugni. La sera prima della fuga, lei aveva tentato di chiamare il padre, ma il suo aguzzino se n’era accorto e aveva tentato di strangolarla con un cavo elettrico.

La fuga

L’incubo è finito il 5 agosto, quando la ragazza è riuscita a eludere la sorveglianza del nordafricano precipitandosi in strada e chiedendo aiuto a un automobilista. I carabinieri l’hanno trovata in stato confusionale e sotto choc. Dopo aver fornito l’identikit i militari dell’arma hanno fatto irruzione nel capannone, trovando solo un giaciglio con i documenti dell’uomo, quelli della vittima e il suo cellulare. Dopo alcune ore di ricerca i carabinieri l’hanno ritrovato nei pressi del capannone. A quel punto il marocchino si è arreso, lasciandosi ammanettare. Il pm gli ha contestato il sequestro di persona, le lesioni e la rapina, disponendo il trasferimento in carcere.

Cristina Gauri

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5 Commenti

  1. eh,ma gli uomini italiani fanno schifo,vero?

    meglio lo stile di vita delle risorse,evidentemente:
    quello stile di vita che questa donna ha apprezzato sulla sua pelle,
    e che sarà il VOSTRO,non il mio.

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