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Ancona, 21 set – Vietato indossare la mascherina nera al seggio. Il motivo? Richiama funeste appartenenze politiche destrorse. Proprio così: è successo veramente in un seggio di Porto Recanati, dove un’avvocatessa anconetana, recatasi ad esprimere la propria preferenza elettorale, è stata respinta perché indossava una mascherina nera.  «Tolga quella mascherina nera o non potrà votare», si è sentita dire.

«Mi hanno detto che richiamava un partito di destra» racconta Sara Bazzani, la protagonista di questa singolare vicenda. Singolare anche perché, a ben vedere, nessun partito utilizza attualmente il colore nero nei propri simboli elettorali. «E’ di pizzo, l’ho comprata in un negozio d’abbigliamento e l’ho messa perché era in tinta con la mia tuta da ginnastica – assicura l’avvocatessa –. Non pensavo che in Italia uno non fosse più libero di vestirsi come crede. All’ingresso, un uomo della Protezione civile mi ha fermato, invitandomi a sostituirla». Un «alt» a cui la signora ha opposto un netto rifiuto: «Mi sono rifiutata perché mi sembrava una cosa insensata: non stavo mica facendo propaganda elettorale». Difficile pensare al pizzo nero come oscuro richiamo al voto destroide, eppure la situazione degenera a tal punto da richiedere l’intervento dei carabinieri e della «presidente del seggio»racconta. «Tutti a dirmi che non potevo votare se non avessi cambiato mascherina perché richiamava il colore di un partito. Mi hanno pure dato della maleducata perché avevo bloccato la fila».

Alla fine, per amore di pace e sbloccare una situazione paradossale, a tratti imbarazzante, la signora cede e decide di indossare una mascherina di colore bianco, fornitale dagli addetti al seggio. «Hanno menzionato una circolare prefettizia in cui si vieterebbe l’accesso al voto con mascherine nere, rosse e con il tricolore. Mi sembra una follia: studierò le normative, sono pronta a sporgere denuncia».

Cristina Gauri

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