Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 27 set – Fine dell’odissea per il sindaco di Affile Ercole Viri. La Cassazione ha annullato con rinvio le sentenze di condanna nei confronti di Viri e degli assessori Giampiero Frosoni e Lorenzo Peperoni, processati per apologia di fascismo per la costruzione, iniziata nel 2012, del mausoleo dedicato al «Soldato», ovvero al gerarca fascista Rodolfo Graziani. L’Anpi aveva denunciato subito il fatto con il solito contorno di clamore mediatico.

La prima condanna e l’appello

Il giudice di Tivoli pronunciò la prima condanna in quanto la collocazione del monumento, in uno spazio pubblico molto frequentato, contribuiva a «rendere concreto e sempre attuale il pericolo che la rievocazione costante di Graziani, celebrato qual rappresentante della ideologia fascista, possa fare riemergere valori antidemocratici propri del regime». Alla lettura della sentenza, Viri, non aveva abbassato la testa, commentando: «Contro di me c’è una sentenza politica ma il monumento resta lì, continueremo a farci le feste. Il gerarca un criminale di guerra? È stato un grande condottiero». Dopo il primo grado era arrivata anche la condanna in appello. Viri, Frosoni e Peperoni erano stati condannati ad una pena detentiva pari ad 8 mesi, a cui si andava aggiunto un risarcimento di 8mila euro per rimpinguare le già floride casse dell’Associazione Nazionale Partigiani.

La Cassazione

Ieri la Cassazione ha annullato con rinvio le sentenze di condanna nei confronti dei tre. «Con questa sentenza si chiude un caso politico, che subivamo da 8 anni» ha dichiarato Viri dopo il pronunciamento di Piazza Cavour. «Per fortuna esiste la Cassazione, che non lascia passare queste cose come può accadere nei tribunali di primo e secondo grado. La Cassazione – tiene a puntualizzare il sindaco di Affile – non ha mai condannato nessuno per apologia del fascismo».

«Siamo stati molto contenti. Sapevamo di non aver mai commesso nessuna apologia del fascismo, avevamo solo intitolato un museo al nostro più grande soldato affilano», ha spiegato Viri. «A noi – ha aggiunto – del fascismo non interessa nulla», ricordando che «Graziani era già un colonnello affermato nel 1918. Non ha fatto carriera grazie al fascismo, anzi il contrario. Noi abbiamo fatto un’inaugurazione e non ci sono stati altri fatti. Una cerimonia di intitolazione di un museo al soldato affilano più rappresentativo».

Cristina Gauri

2 Commenti

Commenta