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Roma, 18 mag – “Dopo 30 anni di lavoro voglio ripartire se no mi mantieni, caro Conte”. E ancora: “Senza soldi, senza speranza, senza futuro: governo assassino“. Sono alcune delle scritte che campeggiavano oggi sui numerosi cartelli mostrati dagli ambulanti davanti al Comune di Milano. In circa 250 sono scesi in piazza, per manifestare contro le misure del governo. “Basta, vogliamo lavorare”, Ci avete rovinato”, hanno gridato i lavoratori di una delle categorie più colpite dal lockdown prolungato.

Rabbia, tanta rabbia quella degli ambulanti che hanno protestato oggi, montata ulteriormente in seguito al confronto evidentemente infruttuoso con l’amministrazione comunale: “Ladri, venduti e corrotti”, hanno urlato i lavoratori scesi in piazza. “Vogliamo lavorare come tutti gli altri – ha spiegato un ambulante – noi siamo discriminati come categoria in tutti i sensi. Oggi hanno riaperto tutti, le vie dello shopping, noi non si capisce perché siamo discriminati. E’ incredibile, è razzismo commerciale, siamo esclusi da tutto”.

Sì perché loro a Milano non possono affatto ripartire dal 18 maggio come altri, loro sono ancora costretti a subire le restrizioni previste dal governo. Più che comprensibile quindi il malcontento espresso: “Sono finiti i soldi – ha gridato un altro ambulante in piazza – il sindaco si deve vergognare, non abbiamo stipendi d’oro come questi qua, viviamo di lavoro, non abbiamo stipendi da 10mila euro al mese noi viviamo con 60 euro al giorno e questi ci hanno dissanguato perché hanno interessi personali”.

Gli ambulanti scesi in piazza indossavano tutti la mascherina e molti di loro sventolava il tricolore, unica bandiera presente. Tanti hanno esposto cartelli contro il governo: “Fate ripartire le fiere, di elemosina non ne ho bisogno”. Molti altri si sono rivolti duramente nei confronti del sindaco di Milano, Beppe Sala. “Chi non salta Sala è”, e poi “Dai, Sala, vieni giù”. Tra gli ambulanti c’erano anche i ‘paninari’: “Non si sono visti i 600 euro, dove sono? – ha gridato un loro rappresentante -. Nessuno ci aiuta, vogliamo solo lavorare e portare da mangiare ai nostri bambini, nessuno ci ascolta”.

Alessandro Della Guglia

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