Milano, 23 feb — Erano il terrore di tutti coloro che frequentano la zona tra la Darsena e i Navigli milanesi: rapine, minacce con coltelli, botte. La formula è simile a quella utilizzata da tanti «branchi» di nordafricani che infestano le città del nord con i loro atti criminosi e la loro condotta spregiudicata: cinque immigrati (un egiziano, due tunisini, e due marocchini tra i 18 e i 22 anni), coinvolti in sedici episodi accertati tra il giugno e l’ottobre 2021 — ma probabilmente quelli non denunciati dalle vittime ammonterebbero a molti di più. Depredavano le loro vittime accerchiandole, rigorosamente in cinque contro uno, e derubandole di gioielli, cellulare, portafogli, indumenti e scarpe di marca.

In manette 5 nordafricani: la «banda della catenina»

Ora i cinque componenti della «banda della catenina» sono stati raggiunti da altrettanti provvedimenti di custodia cautelare (tre in carcere, due agli arresti domiciliari) emessi dall’autorità giudiziaria al termine delle indagini condotte dai poliziotti del commissariato Porta Genova. Tutti sono già gravati da precedenti penali specifici per reati inerenti allo spaccio di sostanze stupefacenti e contro il patrimonio.

Botte e coltelli puntati alla gola 

Secondo quanto emerso dalle indagini, i 5 nordafricani preferivano operare nel fine settimana, in orario serale e notturno. Il branco era solito approfittare della movida per mimetizzarsi nella folla e attaccare le proprie vittime, isolandole e strappando loro di dosso gioielli, vestiti, borse o cellulari, spesso con l’uso di minacce —coltelli o cocci di vetro puntati alla gola — e della forza. La polizia parla di «rapine caratterizzate da particolare violenza ed efferatezza da “branco”». Le fasi dell’arresto, fanno sapere le forze dell’ordine, sono risultate particolarmente difficoltose, in quanto due dei nordafricani erano inizialmente riusciti a sfuggire alla cattura in quanto senza fissa dimora. Rimangono al vaglio degli inquirenti molti altri episodi criminosi, alcuni dei quali non denunciati, dei quali non si sono ottenuti ancora i riscontri necessari.

Cristina Gauri

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