Roma, 14 gen — In ogni città, in ogni comune, c’è una piccola Bibbiano che trama contro il bene dei più piccoli”. A dirlo è Jakub Stanislaw Golebiewski (di origine polacca ma romano de Roma), papà di tre bambini che hanno rischiato di finire in una comunità per minori mentre i due genitori si stavano separando. Ci sono voluti cinque anni per arrivare ad ottenere l’affido paritetico dei suoi figli, i quali, se il padre non avesse fatto ricorso alla sentenza sarebbero stati destinati ad incontrarlo solo poche ore al mese.

La storia di Jakub Stanislaw Golebiewski

Dopo varie cause il giudizio della Corte d’appello di Brescia ha invece stabilito che la conflittualità tra i coniugi non è un motivo sufficiente per privare i bambini del diritto alla bigenitorialità. Per papà Jakub è arrivata così la conferma per l’affido paritetico, conclusione a cui era già arrivato il Tribunale durante la sentenza di primo grado. Un lungo giro dell’oca per arrivare al punto di partenza. La sentenza di assegnare la custodia dei bambini, al 50% suddivisa fra mamma e papà, era stata contestata dalla ex compagna.

Come era avvenuto il ribaltamento delle valutazioni contenute nelle relazioni dei Servizi Sociali che precedentemente avevano confermato la capacità di entrambi i genitori di avere, con i loro bambini, buoni rapporti? Il cambio repentino era dovuto all’intervento di esperti che avevano fornito, a chi doveva valutare, prove di provata conflittualità nella coppia (che, di fatto, non è elemento limitante la bigenitorialità) per trasferire i minori in uno “spazio neutro”. Intervento che si può anche giustificare quando ad agire sono genitori litigiosi, che usano i figli senza valutare quanto una condotta vendicativa nei confronti dell’ex partner danneggi un bambino. Casi gravi dove il bambino assiste ad aggressioni fisiche, verbali, liti o manipolazioni psicologiche da parte di uno dei due ex partner, o entrambi.

Guerre tra avvocati

Erano stati i legali della madre, uno in particolare, quello più influente ed inserito nel tessuto sociale, a tentare di condizionare il parere del giudice, reputando il parere dell’avvocato molto autorevole, anche in virtù della posizione ricoperta come titolare di un’organizzazione che sul territorio si occupava (e si occupa) della tutela dei minori. L’avvocato oltre ad esercitare da lungo tempo all’interno del Tribunale di Brescia, è anche presidente e legale rappresentante dell’associazione CePAF – Centro Promozione Affidi
​Familiari – che opera su Brescia e provincia.

Minori in pericolo

“Piuttosto che redimere le controversie cercando di trovare soluzioni adeguate per i minori, nel rispetto dei genitori, il legale promuove l’affido presso strutture neutre, ovvero la sua. Attività che configura un evidente conflitto di interessi: l’avvocato esercita la professione di legale all’interno del Tribunale Ordinario e dei Minorenni e quando possibile orienta il convincimento dei giudici convincendoli a optare per gli affidi familiari che l’associazione di cui è referente gestisce”
spiega il padre.

Alla luce di questo comportamento che infrange la deontologia della professione, la Corte d’appello di Brescia ha rigettato nel 2021 il ricorso della madre e confermato il collocamento paritario dei figli mettendo l’accento sul diritto del minore a intrattenere rapporti personali con entrambi i genitori definendo il ruolo di responsabilità che ricade in capo ad ogni genitore. “Da padre separato, deluso da questo sistema marcio ma non dalla Giustizia, non posso far altro che constatare l’esistenza di un “mondo di mezzo” e ho l’obbligo morale di mettere in guardia madri e padri in buona fede da quel che ruota attorno e sotto la macchina giudiziaria”. Jakub Stanislaw Golebiewski è impegnato in prima linea in qualità di presidente dell’associazione “Padri in Movimento”.

Antonietta Gianola

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