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Asti, 7 gen – C’è una svolta nella vicenda del 13enne di origini rom deceduto ad Asti la notte di Capodanno con lo stomaco dilaniato. Il ragazzo era arrivato all’ospedale cittadino in fin di vita per un’emorragia all’addome, che si credeva causata dallo scoppio di un botto artigianale. Per il minore, giunto in pronto soccorso già in arrestato cardiaco, non c’era stato nulla da fare.



Il 13enne rom ucciso da un colpo d’arma da fuoco

Oggi l’esame autoptico ha rilevato nel corpo della vittima dei fori di proiettile calibro 12, tipico dei fucili da caccia. Lo riporta Ansa. Data la distanza ravvicinata da cui è partito il colpo, non si esclude l’ipotesi della tragica fatalità occorsa durante i festeggiamenti di Capodanno. Non si esclude, al momento, alcuna ipotesi investigativa. Ieri mattina una cinquantina di carabinieri ha perquisito a tappeto l’interno del campo nomadi dove ha avuto luogo il sanguinoso episodio e ha interrogato in qualità di persone informate sui fatti tutti i testimoni. Le indagini sono coordinate dalla procura e al momento non risultano indagati.

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Genitori in rivolta

In seguito alla morte del 13enne rom i parenti si erano scagliati con ferocia contro le Volanti della Questura in supporto ai Carabinieri intervenuti per gli accertamenti di rito. I familiari si erano infuriati anche in ospedale, danneggiando alcune strutture sia all’interno del pronto soccorso che nel vicino parcheggio. Il 13enne rom viveva al campo rom di via Learco Guerra. «Abbiamo trovato una realtà di degrado evidente – aveva commentato a settembre il questore di Asti – con i bimbi che giocano tra carcasse di topi, rifiuti. Uno stato di degrado che mette a forte rischio l’incolumità di chi ci vive».

Cristina Gauri
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