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L'inizio della manifestazione (foto Il Primato Nazionale)
L’inizio della manifestazione (foto Il Primato Nazionale)

Lecce, 29 mar – Difendere gli ulivi per difendere sé stessi. Il vero messaggio lanciato domenica pomeriggio dai manifestanti accorsi in piazza Sant’Oronzo, a Lecce, è questo. La rivendicazione di una simbiosi tra popolo e terra, un legame inscindibile identificato in quello che è l’albero totem di tutte le genti del Mediterraneo: l’ulivo. Come spesso accade è lo stato di necessità a far emergere le priorità reali: niente spaventa più del rischio di perdere certezze, di alterare irrimediabilmente il quotidiano che ci circonda.

L’ipotesi di eradicare migliaia di ulivi per arginare la diffusione della xylella fastidiosa, il cosiddetto batterio killer che l’Ue impone di fermare con ogni mezzo e senza alcuno scrupolo, ha risvegliato nei salentini l’amore per la propria terra. Un amore ancestrale, sanguigno, che non ha nulla a che fare con le abusate manifestazioni folcloristiche dell’ultimo decennio.

Il commissario straordinario, Giuseppe Silletti, comandante della Forestale, ha ricevuto il compito di procedere con i mezzi a disposizione per limitare il disseccamento degli ulivi alle zone focolaio. La risposta è giunta attraverso un’ordinanza che prevede l’eradicazione degli alberi infetti, anche senza riscontri in laboratorio, basta l’osservazione diretta secondo quanto disposto dal commissario. Oltre all’estirpazione completa degli ulivi sono previsti quattro trattamenti con prodotti chimici, da effettuare a tappeto su tutta la campagna salentina, nell’arco di tempo che corre tra aprile a dicembre. Uno tsunami di pesticidi che ha fatto scattare l’allarme degli oncologi della Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori). Le province di Lecce, Brindisi e Taranto hanno una percentuale di tumori e malformazioni del feto tra le più alte in Italia: l’aumento notevole dell’uso di glifosati e altre sostanze potenzialmente dannose per l’uomo rischia seriamente di rendere la situazione drammatica.

(foto Il Primato Nazionale)
(foto Il Primato Nazionale)

Le sigle ambientaliste, la stessa Lilt, contadini e agricoltori, artisti e oltre un migliaio di persone hanno presenziato alla manifestazione spontanea, indetta non a caso per ieri pomeriggio: si è voluto, infatti, scegliere la domenica delle palme per sottolineare la sacralità della pianta da preservare. Il risultato è stato la creazione di una piazza eretica, come non si vedeva da tempo, probabilmente proprio dalle ultime lotte contadine. C’è eresia nella “non benedizione” dei ramoscelli di ulivo, perché albero già benedetto di suo, e a dirlo al microfono è un prete. C’è eresia nell’assenza totale di simboli politici, nella trasversalità del movimento, nella presa di distanza dai partiti e dalle associazioni di categoria. C’è, ancora, eresia nello sfidare l’Ue, quel colosso finanziario e burocratico che odia essere contraddetto. Eresia nella lotta alla chimica delle multinazionali, all’imposizione di modelli di vita e alimentazione alieni alla tradizione locale.

La risposta, concreta e attendibile, al piano Silletti consiste nella ripresa delle pratiche colturali tradizionali. L’aratura dei terreni, la potatura degli alberi, l’utilizzo di rame e calce per disinfettarli. Anche perché l’aspetto fondamentale, alla base dell’intera vicenda, è capire se sia davvero la xylella fastidiosa la causa del disseccamento. L’ipotesi che avanza, convincendo sempre più persone, è che gli ulivi siano fiaccati da funghi e batteri, i quali proliferano a causa dell’aumento delle piogge, della mancata coltivazione dei terreni, dei troppi agenti chimici che hanno ridotto i minerali nutrienti. La presenza della xylella, apparsa per la prima volta in Europa in questa occasione, non sarebbe il motivo primario della morte delle piante, quanto il mezzo per giustificare interventi straordinari. Cosa ci sia realmente dietro alla vicenda è ancora da vedere, di certo gli interessi in campo sono enormi.

(foto Il Primato Nazionale)
(foto Il Primato Nazionale)

Al momento è importante focalizzarsi sulla reazione della massa all’ennesima prevaricazione perpetrata, la spontaneità di un movimento nato dal basso ma che ha trovato, non senza difficoltà, la capacità di organizzarsi e di offrire risposte concrete. Ci sono terapie naturali che iniziano ad avere riscontri positivi anche sugli alberi giudicati irrecuperabili, c’è una presa di posizione netta da parte della lega tumori, c’è un pool di avvocati pronto a dare battaglia legale presso il Tar di competenza per bloccare l’ordinanza del commissario straordinario, c’è la presa di coscienza di un popolo finalmente consapevole di essere in grado di difendere i propri interessi senza delegare elementi integrati nel sistema, dai partiti ai sindacati. Non è poco alla vigilia delle elezioni regionali; non è poco, in questa Italia, riscoprirsi eretici e pronti alla battaglia.

Francesco Pezzuto

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