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ikeaRoma, 1 feb – Dopo i ricatti e le minacce a Italo, che aveva accordato uno sconto a chi volesse raggiungere il Family Day, come del resto già fatto per manifestazioni di segno opposto, le aziende si tutelano: meglio schierarsi nel verso in cui tira il vento. E allora, per la prima volta, tutta una serie di multinazionali hanno fiutato l’occasione per fare un po’ di marketing con la scusa dei “diritti civili”. In occasione della manifestazione di sabato, quindi, qua e là sono spuntati messaggi pubblicitari di endorsement verso le unioni civili da parte di varie aziende.

Già la Ceres – che da un po’ di tempo osa campagne piuttosto “interventiste” sui dibattiti della società italiana – aveva approfittato delle polemiche sul Pirellone illuminato per una battuta: “Spegni tutto e scendi al bar”. E certo non sorprende che a schierarsi per il ddl Cirinnà sia la Coop, che ha diffuso un’immagine con sei mele – simboleggianti una coppia etero e due coppie omosessuali – e le retoriche didascalie “famiglia è quando qualcuno fa la spesa pensando a te. Qualunque sia la tua famiglia, la Coop sei tu”. Segue a ruota Ikea, che da diverso tempo è all’avanguardia del politicamente corretto, forse per far dimenticare le simpatie politiche del fondatore, orientate in tutt’altro senso, e le scelte antisociali che spesso hanno portato il gruppo svedese a essere duramente contestato. “Per fare una famiglia non c’è bisogno di istruzioni”, rilanciava infatti la pagina ufficiale di Ikea Italia, che in una foto esprime lo stesso concetto della Coop, ma con brugole e dadi. Per la serie “fantasia al potere”, Vitasnella riprende il medesimo concept, ovviamente con due bottigliette d’acqua e gli hashtag #Svegliatitalia e #lamorealmeglio. “Famiglia è dove c’è amore”, ribatte la fan page del canale tv Real Time che per l’occasione modifica il suo logo, trasformandolo in “Real Love”. E così via.

Una scelta valoriale? Più che altro una mossa furbetta per apparire politicamente corretti, puntando tutto sul fatto che le associazioni lgbt, benché rappresentanti di un’infima minoranza della società italiana, sono maestre nell’influenzare, minacciare, boicottare, orientare i consumi. Al contrario, gli italiani contrari alla Cirinnà sono la classica maggioranza silenziosa che non sa organizzarsi, non sa avere rilievo mediatico, non ha peso in quella bolla di vacuità che è Twitter. Alle multinazionali, quindi, conviene darsi una patente di presentabilità cavalcando i temi “progressisti” più in voga. Perché per loro i valori sono importanti. I valori del fatturato.

Giuliano Lebelli

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3 Commenti

  1. Scusate erroneamente nel messaggio precedente ho fatto copia incolla di un video errato se la redazione può gentilemente toglierlo
    Grazie

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