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Roma, 23 giu — Ogni mattina gli italiani si alzano dal proprio letto e sanno che scorrendo i social, accendendo la televisione o sfogliando i quotidiani li attenderà qualche delirante novità in materia di diritti e inclusione o qualche film, parola o espressioni sottoposti a censura nel nome della lotta al razzismo o all’omotransfobia: ha recentemente  segnato una delle pagine più buie della storia della lingua italiana, per esempio, il pippone della Murgia sull’uso della schwa.



La Murgia e le meraviglie della schwa

Per chi avesse avuto il privilegio di non imbattersi, per ora, in questo abominio, la schwa è l’impronunciabile «e» ribaltata (scritta ə) per declinare aggettivi, pronomi e sostantivi in modo da renderli completamente neutri — non più al maschile quindi — e non discriminare le donne. Scrive così l’ideatrice del fascistometro: «Ogni parola che si declini al maschile e al femminile – articoli, pronomi, sostantivi, aggettivi, participi passati – può essere così declinata anche in modo non connotato per genere. Quindi, ad esempio, la parola maestra / maestro può essere declinata come maestrǝ. Questo è ancora più importante al plurale, dove in italiano purtroppo si usa il cosiddetto “maschile inclusivo” per nominare una collettività di persone di generi misti e che, invece, è tutt’altro che inclusivo in quanto invisibilizza la presenza di persone di genere diverso dal maschile all’interno del gruppo».

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Un nuovo inquietante simbolo

Non ci dorme la notte, la Murgia, per ‘ste cazzate. Cazzate che hanno pure la grave colpa di recare, oltretutto, l’onta dello stupro linguistico. Così, quando stamattina ci siamo imbattuti nell’incipit di un suo articolo apparso sulla Stampa, abbiamo aggrottato la fronte. Prendendo parte al carrozzone dei sinistroidi che accusano il Vaticano di ingerenza nei nostri affari di Stato in tema di Ddl Zan, Murgia scrive: «Ma è la fonte dell’intervento a lasciare più allibitØ». Ecco che dopo la schwa, nell’alfabeto murgese fa capolino l’aptang, lettera propria degli alfabeti danese, faroese e norvegese.

Svista o ossessione?

E’ un errore tipografico o si tratta di un nuovo elemento del linguaggio inclusivo che noi comuni mortali dovremo presto imparare? Vi è da dire che nello stesso articolo, pubblicato sul sito della Stampa, la parola «allibiti» è scritto correttamente. Quindi potrebbe veramente trattarsi di una svista. Ma bisogna porsele, queste domande, che qui appena ti distrai un attimo questǝ estraggono dal cilindro regole alfabetiche e grammaticali così come George R.R. Martin, padre del Trono di Spade, partoriva lingue fantasy. Con la piccola differenza che Martin è stato in grado di farci sognare. La Murgia ci fa venire gli incubi.

Cristina Gauri 

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5 Commenti

  1. Grazie per avermi messo al corrente della incredibile eppur vera “schwa”, che insieme agli asterischi si porpone di distruggere il buon senso e, soprattutto, la buona scrittura.

  2. È funzionale all’attuale Asinistra che non ha argomenti. L’intellettuale asinistro bilioso cui la Murgia rappresenta.
    Bile e frustrazione spacciata per grinta nel battersi per i diritti di immigrati ed lgbt come se fossero gli unici umani che camminano sulla superficie terrestre.

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