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Taranto, 23 giu – Buone notizie per l’industria italiana: l’ex Ilva non dovrà spegnere gli impianti, lo stabilisce il Consiglio di Stato. “Ora il piano industriale“, commenta a caldo il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. No allo spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto e degli impianti connessi, la cui attività produttiva proseguirà con regolarità. Accolto dunque il ricorso presentato da Acciaierie d’Italia. Il Consiglio di Stato annulla la sentenza del Tar di Lecce n.249/2021.



Ex Ilva, Consiglio di Stato cancella stop del Tar

L’ex Ilva quindi, dopo che è stato cancellato lo stop del Tar, continuerà ad operare. “Alla luce del pronunciamento del Consiglio di Stato sull’ex Ilva, che chiarisce il quadro operativo e giuridico, il governo procederà in modo spedito su un piano industriale ambientalmente compatibile e nel rispetto della salute delle persone“, commenta Giorgetti. “Obiettivo – spiega il ministrro in una nota – è rispondere alle esigenze dello sviluppo della filiera nazionale dell’acciaio accogliendo la filosofia del Pnrr recentemente approvato”, conclude.

Fiom-Cgil: “Ora non più alibi, si apra negoziato su piano industriale”

Tra i sindacati si registra la Fiom-Cgil, che sottolinea come la sentenza faccia “uscire la vicenda del gruppo ex Ilva dal cono d’ombra delle iniziative della magistratura. Non ce ne è più per nessuno. Non ci sono più alibi per ArcelorMittal, non ci sono più alibi per il governo“. A dichiararlo è Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile siderurgia. “Si apra un negoziato vero sul piano industriale con Acciaierie D’Italia e i ministri interessati”, è la richiesta. Inoltre va completato l’assetto societario e va definita una “transizione credibile ambientalmente e socialmente sostenibile. In tal modo si potrà rilanciare “un asset strategico per l’industria di questo Paese”, fa presente Venturi.

Uilm: “Accelerare la transizione ecologica”

Sulla stessa linea Rocco Palombella, segretario generale della Uilm. “L’unica soluzione per garantire contemporaneamente il risanamento ambientale, la salute dei cittadini e dei lavoratori, l’occupazione e un futuro industriale ecosostenibile è l’accelerazione della transizione ecologica“, dice. “Prevedendo – prosegue Palombella – sin da subito un cronoprogramma di tutti gli interventi da mettere in campo”. “E’ l’ultima chance, sarebbe inaccettabile – avverte – se la politica continuasse a non decidere sul futuro di oltre 15 mila lavoratori, intere comunità e un settore che deve essere ritenuto strategico per il nostro Paese. E’ finito ogni tipo di alibi per la politica e l’azienda. Non c’è più tempo da perdere”.

Cosa dice la sentenza

Se andiamo a vedere nel dettaglio, la sentenza stabilisce che l’ordinanza del sindaco di Taranto non è legittima per assenza di pericolo imminente. L’ordinanza era stata emessa dopo episodi di emissioni di fumi e gas, nell’agosto 2019 e nel febbraio 2020 e delle successive verifiche ambientali e sanitarie. Il Tar della Puglia pronunciandosi in primo grado sul ricorso delle due società, lo aveva respinto a seguito di un’approfondita istruttoria.

Palazzo Spada: “Nessun pericolo ulteriore a quello ordinario”

Pertanto, prosegue il Consiglio di Stato, pur senza negare la grave situazione ambientale e sanitaria da tempo esistente nella città di Taranto, “il potere di ordinanza non risulta suffragato da un’adeguata istruttoria e risulta, al contempo, viziato da intrinseca contraddittorietà e difetto di motivazione”. Inoltre, il “potere di ordinanza” del sindaco ha “finito per sovrapporsi alle modalità con le quali, ordinariamente, si gestiscono e si fronteggiano le situazioni di inquinamento ambientale e di rischio sanitario, per quegli stabilimenti produttivi abilitati dall’Aia”, Autorizzazione integrata ambientale. Per i giudici di appello della quarta sezione di Palazzo Spada, infine non si è evidenziato “un pericolo ulteriore rispetto a quello ordinariamente collegato allo svolgimento dell’attività industriale”.

Ludovica Colli



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