Roma, 29 nov — Vietato utilizzare i termini «Natale», «signore e signori», «uomini», «Maria» — ma l’elenco è infinito: le nuove linee guida per i dipendenti della Commissione europea nella comunicazione esterna ed interna, all’insegna della correttezza politica e dell’inclusività, sembra le abbia stilate il Grinch.

La Commissione europea cancella il Natale

Noi sdrammatizziamo ma c’è da piangere: nel documento per circolazione interna, rivelato in esclusiva dal Giornale e intitolato #UnionOfEquality. European Commission Guidelines for Inclusive Communication, i sodali della Von Der Leyen si divertono a calare l’ascia su identità maschile e femminile, termini legati al Natale e altre feste, cultura europea. Il tutto nel nome di «una comunicazione inclusiva, garantendo così che tutti siano apprezzati e riconosciuti in tutto il nostro materiale indipendentemente dal sesso, razza o origine etnica, religione o credo, disabilità, età o orientamento sessuale», come sentenzia il Commissario per l’uguaglianza Helena Dalli nell’introduzione del testo.

Nella neolingua targata Commissione europea si parla secondo i dogmi del gender neutral. Proibito utilizzare nomi di genere come «operai o poliziotti» o «usare il pronome maschile come pronome predefinito», bandito «Miss o Mrs» se non dietro specifico assenso del destinatario della comunicazione. Insomma, sembra che per rivolgersi a chicchessia nel modo corretto sia prima necessario rivolgere formalmente un questionario sui pronomi utilizzati. Via anche «Signori e signore», da oggi si iniziano le conversazioni con «cari colleghi». Ma «colleghi» non è maschile?

Il tappeto rosso a gender e Lgbt

Oltre alla demonizzazione di feste come il Natale il documento stende quindi il tappeto rosso alla comunicazione «gender», «Lgbtiq», affronta in modo «inclusivo» i temi «razziali ed etnici» o le «culture, stili di vita e credenze». Ovviamente a discapito delle «culture, stili di vita e credenze europee», completamente spazzate via dal neo regolamento made in CE: «Fai attenzione a non menzionare sempre prima lo stesso sesso nell’ordine delle parole, o a rivolgerti a uomini e donne in modo diverso (ad esempio un uomo per cognome, una donna per nome)»; e «quando scegli le immagini per accompagnare la tua comunicazione, assicurarsi che le donne e le ragazze non siano rappresentate in ambito domestico o in ruoli passivi mentre gli uomini sono attivi e avventurosi».

“Uomo” è sessista, meglio “umanità”

Il vademecum scoraggia poi l’utilizzo del termine «uomo», troppo sessista: non si dice «il fuoco è la più grande invenzione dell’uomo» ma «il fuoco è la più grande invenzione dell’umanità». Un capitolo a parte è riservato alle credenze e alle festività di natura religiosa. Grazie a decenni di immigrazione indiscriminata l’Europa si è trasformata in un grande calderone di religione e culture, per cui bisogna evitare in ogni modo di «considerare che chiunque sia cristiano»: «non tutti celebrano le vacanze natalizie (…) bisogna essere sensibili al fatto che le persone abbiano differenti tradizioni religiose».

Via il Natale, quindi, ed ecco presentato un corollario di frasi-tipo da evitare: mai più «il periodo natalizio può essere stressante» ma «il periodo delle vacanze può essere stressante». Persino i «nomi cristiani» sono banditi dal linguaggio inclusivo, perché offendono gli immigrati: perciò, invece di «Maria e Giovanni sono una coppia internazionale», bisogna dire «Malika e Giulio sono una coppia internazionale».

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. Non basta più aver abbattuto il Natale decadendolo ad una versione infantile puramente consumistica, adesso necessitano di integrarlo, parificandolo a festività di ogni dove e di ogni credo, anch’ esso opportunamente controllato e slavato, per fatturare di più.

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