Bergamo, 29 nov – “Il ministro Speranza non ha raccontato cose veritiere, anche questo dovremo valutare“: così il procuratore capo di Bergamo in merito all’inchiesta sulla mancata zona rossa in provincia di Bergamo. Contattato da Domani, Antonio Chiappani commenta così le dichiarazioni rilasciate dal titolare della Salute durante la sua audizione davanti ai pm di Bergamo. La procura come è noto indaga sulla gestione della prima ondata della pandemia in Lombardia. E La chiusura delle indagini, che avverrà tra poche settimane, potrebbe riservare qualche sorpresa e nuovi avvisi di garanzia.

Mancata zona rossa a Bergamo, per la procura Speranza non ha detto la verità

In merito alla mancata zona rossa ad Alzano e Nembro all’inizio della pandemia, lo scorso 28 aprile, in aula al Senato, Speranza ha dichiarato: “Ho sempre detto la verità e continuerò a farlo”. I pm nutrono invece forti dubbi. Ad oggi sono sei gli indagati per epidemia colposa e falso. La procura di Bergamo, partendo dalle prime denunce di familiari di vittime Covid in Val Seriana, ha dapprima aperto un fascicolo sulla mancata zona rossa nella bergamasca e sulla gestione del focolaio Covid all’ospedale di Alzano Lombardo. Poi l’inchiesta è arrivata al ministero della Salute per il mancato aggiornamento e la mancata attuazione del Piano pandemico nazionale.

Il ministro della Salute si lamenta con l’Oms ma poi lo nega

Questi i fatti nel dettaglio. Il ministro della Salute davanti ai magistrati di Bergamo avrebbe negato di essersi mai lamentato con il direttore europeo dell’Oms, Hans Kluge, per il contenuto del report curato dal ricercatore Oms di Venezia Francesco Zambon sulla gestione dell’Italia della prima ondata Covid. Un rapporto sparito dal web e mai più ripubblicato, in cui si definiva la gestione italiana dell’emergenza Covid “caotica, improvvisata e creativa”. Ma soprattutto il rapporto faceva presente che l’Italia non avesse un piano pandemico aggiornato. A leggere le chat di Whatsapp tra Speranza e il presidente dell’Istituto superiore di sanità Brusaferro, acquisite dalla Procura di Bergamo, risulta il contrario. “Sto guardando report Oms. Con Kluge sarò durissimo”, scrive il ministro a Brusaferro.

La conferma dell’Oms

Dal canto suo, Kluge conferma tutto via email a Zambon. “Il ministro era molto irritato” – scrive – citando poi una “nuova strategia” che coinvolga “ministero, Iss e Oms per rivedere il documento”, affinché “il ministero sia felice”. Poi è Brusaferro a scrivere a Speranza: “Mi ha chiamato Kluge. Si è scusato. Ho ribadito che al momento non facevo commenti sui contenuti, ma sul metodo. Ha confermato che lo ha ritirato e che si ripropone di discuterlo con noi. Credo faranno una indagine interna sulle responsabilità”. “Bene”, è la replica del ministro.

Brusaferro dice di non utilizzare il piano pandemico

Insomma, sebbene Speranza lo abbia negato, si è lamentato eccome con Kluge. Come è noto, poi, in merito alla gestione della pandemia, Brusaferro suggerirà di non utilizzare il piano pandemico e di adottarne uno ad hoc, che viene però secretato. Quello che è grave è che Brusaferro ha scartato il vecchio piano pandemico senza neanche leggerlo, come ammesso da lui stesso. La procura infatti sta indagando anche su questo fatto. Sul mancato aggiornamento del piano e sull’impatto che ha avuto la sua mancata attuazione. Si trattava comunque di un piano pandemico, che si sarebbe dovuto attivare al primo allarme lanciato dall’Oms.

Il piano ad hoc secretato, anche se il ministro lo nega

Sempre Speranza in Aula dichiara che il piano ad hoc non fosse secretato. “Grazie a quello studio abbiamo potuto reagire, muniti di alcuni parametri di riferimento”, sostiene il ministro. Ma anche questo piano aggiornato non viene recepito e nel verbale del 2 marzo 2020 si legge: “Il Cts sottolinea la necessità di mantenere ‘riservato’ il contenuto del piano”. Ecco perché il governo ha navigato a vista, senza un piano, commettendo errori fatali. Circa il piano pandemico ufficiale, Speranza e i suoi hanno sempre affermato che fosse inadeguato. Perché il Sars-Cov2 è un virus diverso da quello influenzale. Tuttavia nel nuovo piano pandemico – pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 29 gennaio 2021 – proprio l’influenza risulta il modello di riferimento. Così come indicato anche dall’Oms, secondo cui le malattie da coronavirus sono infezioni respiratorie acute gravi, equiparate a quelle dell’influenza. Ciò spiega perché, secondo i pm, le misure previste dal vecchio piano pandemico del 2006 erano applicabili a qualsiasi malattia respiratoria di natura contagiosa, quindi anche al Covid.

Si indaga sull’intera catena di comando che ha commesso errori fatali

La procura di Bergamo punta dunque a ricostruire l’intera catena di comando che ha portato a questo errore fatale, ossia non applicare subito il piano pandemico già in vigore. A tal proposito Ranieri Guerra, ex direttore generale dell’ufficio di Prevenzione del ministero della Salute, è indagato per falsa testimonianza proprio sul mancato aggiornamento di quel piano. Ma ci sono anche altre figure sul cui operato la magistratura sta cercando di fare luce. Le quali potrebbero rispondere di falso ideologico in relazione ai questionari di autovalutazione inviati periodicamente all’Oms e all’Ue. Documenti talvolta nemmeno inviati e nei quali l’Italia, quando invece li ha compilati, ha sempre dichiarato di essere in regola con le linee guida internazionali. Compreso ovviamente l’aggiornamento del piano pandemico.

Draghi si fida misteriosamente del titolare della Salute

Insomma, la tragedia di Bergamo all’inizio del 2020 è il frutto di una serie di errori su tutta la linea, dovuti anche a incompetenze oltre che a omissioni e dichiarazioni false. Ecco perché Speranza di certo non può dormire sonni tranquilli fino a quando non si conoscerà l’esito finale delle indagini. Intanto, il premier Draghi misteriosamente continua a fidarsi di lui.

Adolfo Spezzaferro

La tua mail per essere sempre aggiornato

3 Commenti

  1. Si ha sempre più l’ impressione che l’ accaduto nella bergamasca, più o meno errore, malafede o “semplice” ignoranza (complesso il trilemma), abbia anche determinato la attuale inamovibilità del Ministro, oltre a certa rigidità esecutiva. Non sarebbe certo la prima volta che i rimproverabili, i ricattabili, vengono tenuti perché più facilmente gestibili. Poi, eventualmente… perdonabili!

Commenta